Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

Torinesi per sempre: Valentina Stella, Torino torni a usare la sua energia creativa

 

Valentina Stella, nata a Torino, 44 anni, scrittrice, vive a Lussemburgo


Hanno lasciato Torino per amore, lavoro, avventura, ma non si sono liberati di lei. Per questo raccontano la loro Torino da lontano: cosa amano e cosa detestano della città, in cosa si riconoscono e a cosa si ribellano, quali sono i posti che non smettono di frequentare quando tornano e quanto si rimane torinesi inside, anche vivendo altrove. Grazie a tutti loro, per il loro tempo e per il loro affetto che non muore per questa città. C'è bisogno anche di loro, per ripensarla. 

- Torinesi inside per sempre? Cosa senti di aver conservato di torinese nel tuo bagaglio personale?
Ho delle difficoltà a rispondere a questa domanda perché, nonostante il mio amore grande per la città, non mi sono mai sentita "torinese" al cento per cento. Un po' sicuramente per le mie origini: sono mezza veneta e molto affezionata a quella regione. In generale però sì, penso che le radici rimangano sempre, al massimo ne nascono di nuove grazie ai luoghi in cui si va a vivere. La cosa più torinese del mio bagaglio personale credo sia l'incapacità di promuovere bene ciò che faccio: sai come siamo noi torinesi (e in generale credo i piemontesi) quando puntiamo tutto sulla modestia e fatichiamo a raccontare le cose belle che facciamo perché sembra che "ci vantiamo"? Ecco, io sono proprio così.

- Torino vista da fuori: la qualità e il difetto che non avresti detto e in cui magari ti riconosci.
Come qualità ti dico subito la capacità di reinventarsi: Torino ha dimostrato più volte di saperlo fare, e anche molto bene.
Come difetto forse quello di cui ho parlato nella prima risposta - il non sapersi promuovere - ma anche la freddezza di quando ci si incrocia per strada: hai presente il verso della canzone dei Subsonica, Strade, quando dice "Ti guardo se mi guardi, non so se salutarti o fare finta che non sia già tardi"? Ecco, quello è il tipico torinese che incontra per strada una persona che conosce e non sa se salutarla. Io quando sono a Torino, soprattutto da quando vivo fuori, ho sempre paura che le persone si siano dimenticate di me, o che non mi riconoscano – il tempo passa per tutti - e quindi spesso, molto più spesso di quanto il mio carattere socievole vorrebbe, non saluto, proseguo e faccio finta che sia già tardi.

- Tre qualità della sua storia e della sua gente da cui Torino può ripartire dopo le crisi di questi anni.
Sono più di tre: l'orgoglio, il sapersi reinventare, l'amore per l'arte, l'energia creativa, una sana follia.
Quando andavo in vacanza durante il liceo - erano gli anni '90 – incontravo stranieri che non sapevano nemmeno dove si trovasse la mia città e italiani che mi dicevano "A Torino ci sono solo fabbriche". Dieci anni dopo uscivo di casa nel centro storico e incontravo comitive di turisti stranieri e parlavo con italiani che mi dicevano "Torino è bellissima". Non so quante città possano dire di aver preso il proprio destino fra le mani e averlo trasformato così in fretta, con così tanta energia e con così tanta umiltà. Torino ce l'ha fatta, Torino ce la farà sempre, nonostante tutto. Forse una qualità importante sarà anche il saper ascoltare e valutare chi si proporrà per amministrarla: ci vuole qualcuno che sappia sfruttare l'energia creativa dei torinesi ma mantenendo ben piantati i piedi per terra, qualcuno che prometta di lavorare per le periferie con programmi concreti e realizzabili, e soprattutto che poi lo faccia davvero.

- Una qualità della città in cui vivi che Torino dovrebbe avere (e anche una qualità di Torino che ti manca dove vivi).
Parto dalla qualità di Torino, e in generale dell'Italia, che mi manca qua: il calore. Il tipico calore degli italiani, il saperti accogliere con un sorriso. Qua c'è molta gentilezza ma non c'è quel calore.
Una qualità di Lussemburgo che Torino dovrebbe avere è l'attenzione per i bambini. Qua tutto è a misura di bambino/a: dall'area giochi negli uffici pubblici al contributo mensile per ogni figlio o figlia passando per i parchi chiusi di notte e puliti alla perfezione ogni mattina. Questa è una città, e più in generale un paese, che punta tantissimo al benessere dei più piccoli, forse su questo argomento Torino potrebbe imparare qualcosa.

- Un posto di Torino in cui torni tutte le volte che vieni per sentire che wow, sei di nuovo a Torino.
Da amante del cibo e del vino, c'è un punto preciso di Torino in cui mi sento davvero a casa, in cui sento che il mio cuore non fa fatica: è via IV marzo angolo via Porte Palatine, fra la vineria Host e il ristorante giapponese Dai Chi. Avendo abitato in quella zona per quasi dieci anni prima di trasferirmi in Lussemburgo, sono due luoghi in cui vado da sempre, i proprietari sono cari amici, le mie figlie e io ritroviamo sorrisi e abbracci, insomma, lì sono davvero a Torino.


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