Con Buonissima, tanti eventi enogastronomici con grandi chef e un'ambizione

Un nuovo appuntamento enogastronomico per valorizzare le tradizioni di Torino e inserire la passione per la buona cucina e i suoi dintorni in percorsi culturali e artistici. Buonissima , dal 27 al 31 ottobre 2021, è nato da un'idea di Matteo Baronetto, chef al ristorante Del Cambio, e dei critici enogastronomici Stefano Cavallito e Luca Iaccarino, con l'ambizioso obiettivo di fare di Torino la capitale italiana del gusto. E, per dare un'idea, nel ricco programma dei cinque giorni di cene e incontri, saranno presenti i fratelli Adrià, Ana Roš, la chef più apprezzata nella classifica dei 50 migliori ristoranti di Restaurant , gli chef italiani Mauro Uliassi, Norbert Niederkofler e Massimo Bottura, tutti con tre stelle. Il programma prevede due grandi cene evento, curate dagli chef già citati, con menù a 350 euro, una al Museo dell'Automobile e l'altra, già sold out, al Museo del Cinema; poi tredici cene nelle piole torinesi al prezzo fisso di 25 euro, con un fil

TorineSÌ per scelta: Silvia Fissore, se Torino ripartisse da ricerca e creatività


Silvia Fissore
Silvia Fissore, nato a Milano, 45 anni, laureata in Lettere Classiche, addetta stampa

Sono arrivati a Torino per scelte sentimentali, familiari, professionali o magari perché un giorno ci sono passati, se ne sono innamorati e hanno fatto di tutto per non andare via. Il loro sguardo racconta aspetti della città che chi è nato e vissuto qui non vede, magari per abitudine, e offre muovi stimoli e nuovi suggerimenti (vedrete, mano a mano, diversi fili conduttori, nelle loro parole). Sono i TorineSÌ per scelta, quelli che hanno lasciato le loro zone comfort per aprire una nuova pagina di vita in città.
E grazie a tutti loro per il tempo, lo sguardo, le idee sulla Torino che vedono e quella che potrebbe essere.


- Quando e perché ha scelto Torino? La prima immagine e la prima impressione della città, all'arrivo.
Mi sono trasferita stabilmente a Torino nel gennaio 2009, dopo un paio d'anni di pendolarismo sentimentale che mi avevano permesso di vivere, e godermi, la città quasi esclusivamente nella sua dimensione turistica e di intrattenimento. Non è stato un salto nel vuoto: Torino la conoscevo già molto bene da diversi anni, anche grazie a una vecchia amica d'infanzia, e mi aveva sempre affascinata per la sua bellezza composta, tanto diversa dal caos modaiolo di Milano. L'idea di trasferirmi in una dimensione più misurata mi attirava moltissimo ed essendo già free lance, non avevo nessun vincolo particolare che mi legasse a Milano. Insomma è stata una scelta abbastanza rapida.
La prima impressione al mio arrivo? Il verde del fiume e dei parchi, un'esplosione di natura impensabile nella cementificazione milanese. Ma sono rimasta sorpresa soprattutto dall'amore e dall'orgoglio degli abitanti per la loro città. Può sembrare strano, ma noi milanesi nasciamo con la consapevolezza e la rassegnazione di vivere in una città irrimediabilmente e oggettivamente brutta. E ci consoliamo dicendo che almeno offre tantissime opportunità di lavoro. Ma non è vero amore, è più che altro un compromesso: prova ne sia che appena possiamo scappiamo in Liguria o in Val d'Aosta. I torinesi, invece, vivono davvero la loro città riversandosi in qualsiasi stagione dell'anno nelle sue piazze, nei suoi caffè, sul lungo fiume, nei parchi. Anche in questo periodo così difficile, appena è stato possibile, le persone sono tornate a godersi la bellezza della loro città. A Milano, al massimo, ti chiudi nei locali trendy o ti ficchi nelle vie dello shopping, o vai a visitare qualche mostra perché "va vista".

- Una cosa che non avrebbe mai detto di Torino e che l'ha invece piacevolmente sorpresa, vivendoci; e invece la conferma, positiva o negativa, di un'idea che aveva già della città
Una sorpresa piacevole? L'attenzione per il buon cibo. Abituata ai mega supermercati di Milano, dove a gennaio trovi le ciliegie dal Cile e a luglio le pere dell'Argentina, sono rimasta affascinata dall'abitudine dei torinesi di andare a fare la spesa ai banchi del mercato. Ancora più sconvolta poi, dal trovare frutta e verdura a "kmZero" che arrivano dalle piccole aziende agricole della zona.
La conferma è che gli abitanti sono effettivamente un po' chiusi e abitudinari. La fortuna, però, è che quando decidono di aprirsi hanno un senso dell'ospitalità molto, molto forte.

- Cosa vorresti avesse Torino della tua città d'origine e, viceversa, cosa la tua città d'origine dovrebbe avere di Torino
Per Torino vorrei più abilità nel promuovere le sue risorse e la sua immagine: su questo Milano docet, indubbiamente! Anche se dopo le criticità nella gestione della pandemia il suo modello di città efficiente è vacillato. Insomma per Torino serve più spirito imprenditoriale e più voglia di mettersi in gioco. Sicuramente negli ultimi dieci anni la città è andata in questa direzione, ma c'è davvero ancora tanto da fare.
Milano, invece, soprattutto in questo momento, dovrebbe imparare quel senso di autocritica che ha permesso a Torino di ripartire, o meglio rinascere, dalla ceneri del suo passato di città-fabbrica.

- Il posto in cui ha iniziato a capire Torino, da consigliare anche a chi visita la città
Il circolo dei Canottieri dell'Esperia è stato sicuramente uno dei luoghi che mi ha aiutata a capire la città: il suo legame fortissimo con il fiume Po (tutte le città attraversate da un corso d'acqua è come se avessero una sorta di genius loci), il suo culto amorevole per certe tradizioni del passato e il desiderio di mantenerle vive. Visitare un circolo di canottaggio è sicuramente un punto di osservazione interessante per chi vuole capire meglio Torino e i suoi abitanti. Ognuno ha le proprie regole, i propri codici e i propri simboli: sono piccoli mondi antichi, fuori dal tempo e proprio per questo ancora più preziosi e interessanti.

- Tre cose da cui Torino può ripartire dopo la crisi di questi anni e dopo la pandemia
Turismo, ma quello con la T maiuscola, non quello mordi e fuggi. Torino è oggettivamente bella e a dirlo non sono solo gli ultimi arrivati come la sottoscritta, ma lo hanno affermato personaggi come Rousseau, Nietzsche o Le Corbusier. Però deve attrezzarsi maggiormente per accogliere un turismo d'elite, in grado di apprezzare la cultura dei suoi palazzi e delle sue collezioni d'arte, così come la sua raffinata tradizione enogastronomica che non ha nulla da invidiare a quelle di altre città italiane.
Ricerca. Credo molto nelle potenzialità dei suoi poli universitari, in grado di attrarre investimenti. Non dimentichiamo che proprio qui a Torino hanno sede alcuni tra i gruppi più competitivi in ambito internazionale, come Leonardo, Thales Alenia Space e Altec, vere e proprie avanguardie di un esercito di quasi 300 imprese che in Piemonte operano in uno dei settori a più alto potenziale, quello dell'aerospazio.
Creatività. Torino ha spesso fatto da apripista in moltissimi settori, dal cinema, alla moda; questa sua vocazione pionieristica è sicuramente sintomo di grande forza creativa. Non per niente vedo fiorire tantissime iniziative che hanno solo bisogno di essere sostenute. E vedo con piacere che è una città ancora in grado di attrarre i giovani con le sue università, i suoi istituti di ricerca e i suoi poli formativi. Un terreno fertile e accogliente che va solo coltivato con pazienza e da cui penso potranno crescere moltissime opportunità.


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