50 anni di FUORI! e lotte LGTB, in mostra al Polo del '900

Per celebrare i 50 anni dalla nascita del primo movimento per i diritti delle persone omosessuali, FUORI!, il Polo del '900 e il Museo Diffuso della Resistenza (corso Valdocco 4a) hanno preparato la mostra FUORI! 1971 – 2021. 50 anni dalla fondazione del primo movimento omosessuale in Italia , che potrà essere visitata dal 23 settembre al 24 ottobre 2021 (orario martedì-domenica, ore 10-18, ingresso gratuito). Il percorso espositivo ripercorre le tappe salienti e indaga i protagonisti del FUORI!, lungo il decennio 1971-1981, in cui movimento e rivista convissero; emerge, forte, la figura del suo fondatore Angelo Pezzana, presidente della Fondazione Penna/FUORI!, ispiratore dello spirito del Fuori!. Vari focus e approfondimenti fotografano il contesto storico-sociale prima della nascita del movimento italiano, con un ampio spazio alla rete di relazioni con il mondo dell'arte e della letteratura internazionale che Pezzana seppe tessere, avendo come base la libreria Hellas di Tori

Clara Caroli: La casa dei cuori sospesi, leggerezza e ironia per storie della Torino contemporanea

Ho letto La casa dei cuori sospesi di Clara Caroli (La Corte Editore) poche settimane fa, al mare, e me ne sono innamorata. Si svolge a Torino ed è la principale ragione per cui mi ha incuriosito, poi mi ha intrigato la trama, che racconta una storia corale, ricca di incastri e di sorprese, con al centro Romina e Stella, amiche che gestiscono insieme la libreria Non è una pizza (e la nascita di questa libreria ha lati esilaranti, oltre a essere una dichiarazione d'amore ai libri) e sono coinquiline in una casa sulla collina di Moncalieri, che fa venire voglia di viverci per qualche tempo. Tutt'intorno a loro, storie, personaggi, anche animali, che mano a mano si incastrano come in un puzzle divertente e leggero, che si legge d'un fiato sotto l'ombrellone e mantiene alta la curiosità fino alla fine, con momenti di comicità, di riflessione e di sorpresa. Essendomi innamorata della storia, della città che racconta e dello stile, è stato inevitabile contattare Clara Caroli, a lungo giornalista de la Repubblica e adesso impegnata nella stesura del secondo romanzo, per parlarne con lei.

Clara Caroli La casa dei cuori sospesi

- Un romanzo corale, con tanti personaggi di età e generazioni diverse, cosa ti ha dato l'idea?
È nato tutto strada facendo, nel senso che la trama di base viene da lontano, ma nel tempo si è strutturata e arricchita fino a prendere questa forma. La casa di Moncalieri, per esempio, nell'idea originaria non c'era, ma ho vissuto lì dodici anni e nel tempo ho avuto una forte ispirazione che l'ha fatta diventare l'elemento centrale di alcune storie del romanzo. La mia modalità creativa ha tempi molto lunghi, parto con un'idea, la scrivo magari in sei mesi e poi tre anni per rifinirla. Dopo tanti anni di scrittura frenetica per i quotidiani mi godo il piacere di lavorare con lentezza, concedendo alle idee il tempo di formarsi, come fossero le mele sugli alberi o le zucchine nell'orto.

- Sono tutti personaggi in cerca d'autore, mentre lo leggevo li definivo così, tutti in cerca di qualcosa che definisca le loro vite, quasi sempre l'amore, sia per un essere umano o per un animale. Pensi che sia sempre l'amore quello che ci risolve la vita?
Sono personaggi alla ricerca di qualcosa, è vero. Il titolo, La casa dei cuori sospesi, dà proprio l'idea dell'attesa di qualcosa che arriverà, se poi è l'amore, tanto meglio. Sono in attesa di amore, di amicizia, nella casa in cui si intrecciano tante vicende, c'è anche molta solidarietà.

- Una delle cose che mi ha colpito è l'importanza degli animali, che in certi passaggi sono chiave per lo sviluppo delle situazioni tra gli umani. Che importanza hanno nella tua vita e perché hai voluto che fossero motori di tante azioni del libro?
Occupano uno spazio importantissimo nella mia vita; è vero che sono il motore di tante situazioni nel romanzo, ma penso che lo siano spesso anche nella vita. Li considero come prese di corrente emotiva e mi servivano per dare calore, per dare una corrente emotiva in più alle storie. Tra i personaggi del libro, c'è un veterinario, una figura che amo e che mi ha sempre affascinato perché ho sempre avuto animali e ho avuto bisogno di loro; mi colpisce che si dedichino così tanto a queste creature indifese e volevo che ci fosse uno spazio in cui raccontarlo.

- Racconti le vicende di tutti i personaggi, anche i più eccessivi, con affettuosa ironia e con una certa indulgenza, perché questa scelta di leggerezza?
La leggerezza è una cosa importante per me e l'ironia è stata un po' il mio registro anche quando scrivevo gli articoli per il giornale; sento il bisogno di sdrammatizzare, non riuscirei a scrivere un romanzo d'amore canonico, mi verrebbe da ridere al descrivere una scena d'amore. I personaggi sono in attesa, in sospeso, precari e scombinati, un po' come tutti noi. E come tutti noi non chiedono di essere giudicati ma compresi. Per questo li ho trattati come avrei trattato una persona alla quale voglio bene, non con severità ma con affettuosa ironia

- Un'altra cosa che mi ha colpito, e che non si può anticipare più di tanto, è che non hai avuto paura di soluzioni improbabili, nel senso che hai riservato qualche sorpresa nei legami tra i personggi. Credi nell'audacia dell'amore e delle circostanze?
Guarda, tante situazioni sono venute da sole. A un certo punto i personaggi agiscono da soli ed è lì che non sai da dove arriva l'ispirazione. Come tu dicevi, sono personaggi in cerca d'autore, in questo la cosa è un po' pirandelliana, perché a un certo punto loro iniziano ad agire, a fare delle cose e tu li segui. Ma, a parte la loro autonomia, ci sono state affinità che ho visto e che mi sono piaciute. Alcune vicende mi sono servite per analizzare quanto si è disposti a fare per amicizia, cosa che mi è molto interessata, e non dico di più per non togliere la sorpresa a chi leggerà il romanzo.

- Difficlmente si pensa a Torino e dintorni come sfondo di un romanzo. È difficile raccontarli?
Il cuore non poteva che essere la casa di Moncalieri, ci sono dei posti che ti fanno pensare che una storia lì ci starebbe proprio bene, per l'energia che emanano. Poi ho scelto due posti della movida di Torino, il Quadrilatero e San Salvario; l'Hotel NH, che avevo visitato all'inaugurazione, ha una suite che mi aveva colpito perché magica, con vista sul Duomo e le Porte Palatine, non potevo non ambientare lì alcune scene importanti del romanzo. Amo quella zona di Torino, torno spesso, come amo e frequento San Salvario, un quartiere pieno di umanità, di studenti, di immigrati, lì ci sono Carol e Mimì, due personaggi che mi sono divertita molto a creare e che non potevano che vivere lì. Torino non è difficile: la amo, è la mia città, la conosco benissimo e ne conosco anche diversi dietro le quinte, alcuni mi è piaciuto ambientarli nel Castello di Rivoli, perché essendomi occupata a lungo di cultura, conosco bene certe dinamiche e ho dato molto di me a Clotilde, che nel Museo si muove. Mi sono divertita.

- La casa dei cuori sospesi ha tre anni, se ci ripensi, cosa ti fa venire in mente, quali sensazioni ti ha lasciato?
Mi ha lasciato un bel rapporto con i lettori, mi piace sapere cosa è piaciuto, come hanno interpretato le storie raccontate e i personaggi; per me è sempre bello sapere delle loro emozioni. Se parliamo dei personaggi, avevo pensato di riprenderli, ma poi ho preferito evitare. È da tempo che li ho lasciati andare.

- Stai scrivendo un nuovo libro, puoi anticipare qualcosa?
Sì, sto scrivendo il mio secondo romanzo, ma, come si sarà capito, scrivo con i miei tempi, quindi non so quando sarà pronto. Non vorrei anticipare la storia, posso dire solo che sarà di nuovo corale, anche se con meno personaggi, avrà a che vedere con le mie esperienze professionali degli ultimi anni e si svolgerà di nuovo a Torino, ma non solo. Do alle idee il tempo di formarsi e vedremo come diventerà.


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