Le cupole della chiesa di San Lorenzo e della Moschea di Córdoba, misteri di archi e luce

La chiesa di San Lorenzo custodisce una delle cupole più belle di Torino, la più bella, si potrebbe definire, insieme alla "sorella", la cupola della Cappella della Sindone, non a caso dello stesso architetto, Guarino Guarini. Di lei si sa tutto o quasi da un punto di vista statico, sono meno chiare le influenze culturali, che ispirarono il frate teatino: cosa gli ispirò l'idea di una cupola formata da otto archi intersecantisi, a formare una stella a otto punte e un ottagono su cui impostare la lanterna? Le influenze culturali sono una delle parti più interessanti dell'architettura, che non si limita a metterci un tetto sulla testa, ma è prodotto di idee, tradizioni, contaminazioni e racconta anche il modo di vivere e di pensare, i valori di una società.  La cupola della chiesa di San Lorenzo a Torino (sin), la cupola sul mihrab delal Mezquita di  Córdoba (des) entrambe le foto, da Wikipedia Una delle ispirazioni più chiare di San Lorenzo è la cupola della maqsura

A pranzo al ristorante San Giors: l'estate incontra la tradizione piemontese

Una caldissima giornata di giugno e un appuntamento per pranzo al San Giors, con Irene Prandi e Alessandra Giovanile. Per arrivarci (è in ia Borgo Dora 3a), le strade silenziose e pittoresche di Borgo Dora, quartiere dai profumi e dai volti multietnici e dalle curve insolite per una città squadrata come Torino. C'è una bella forza all'essere così solidamente piemontesi in un'area che esprime il Balon, l'Arsenale della Pace, la Scuola Holden e l'incontro di tante culture d'Europa e del mondo, penso, mentre attraverso il quartiere.

Ristorante San Giors Torino Ristorante San Giors Torino

Volevo andare al San Giors da molto tempo: seguo su Instagram lo chef Paolo Ribotto e mi hanno sempre incuriosito i suoi piatti, attenti alla tradizione con inquietudini contemporanee, e da molto più tempo seguo Simona Vlaic, la proprietaria del ristorante-hotel, la cui nuova avventura, avendo lei un passato da architetta, mi ha sempre affascinato. Quindi, appena ho visto la carpionata sull'Instagram di Ribotto, ho proposto un pranzo a Irene e Alessandra. E torniamo così alla caldissima giornata di giugno e al nostro tavolo, vicinissimo a una finestra aperta e ai suoi fiori colorati, per non sentire il calore.

Cosa provare nel menù del San Giors, così ricco di proposte legate alla tradizione piemontese? Il benvenuto è un promettente bignè con crema di formaggio ai tre latti con foglie di menta. Poi tocca scegliere e decidiamo di prendere ognuna un piatto diverso per provare il più possibile. Da buona cultrice delle acciughe al bagnetto verde, ho iniziato con questo storico antipasto, qui declinato in tre bagnetti: verde, rosso e nocciole Piemonte; non conoscevo il bagnetto di nocciole e, sarà la novità, ma è quello che mi è piaciuto di più, così morbido e delicato, accanto alle sue acciughe. Alessandra ha scelto un piatto fuori menù, un'insalata tiepida di faraona con mirtilli e salsa di mirtilli, fresco ed estivo, nella sua consistenza leggera.

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Irene si è diretta verso le carni, prima con un piatto di Tajarin 30 tuorli fatti in casa con ragù di salsiccia di Bra, crema di porri fermentati e toma del lait brusc (che crema buonissima!), e con uno dei piatti forti di questo pranzo, ovvero il crudo di vitello del San Giors, composto da tartare con tuorlo d'uovo marinato grattugiato, salsiccia di Bra con crema di nocciole Piemonte IGP, albese con sedano, grana padano e tartufo nero, rotolini di carpaccio ripieni. Una delizia che è solo da provare, perché non ci sono tante parole per descriverla; posso solo dire che la cucina tradizionale piemontese andrebbe di tanto in tanto riassaggiata, in posti come il San Giors, per riscoprirne tutta la ricchezza, il fascino, la consistenza.

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L'altro grande piatto per cui tornerei al San Giors prima della fine dell'estate (i menù sono basati ovviamente sui prodotti stagionali) è la carpionata, che, vista su Instagram, mi ha immediatamente attirato. E provata a tavola non mi ha affatto deluso, anzi, che scoperta! È composta da ben nove pezzi diversi (milanese di vitello, milanese di pollo, polpetta di bollito, capitone, trota, alici, uovo, zucchine e asparagi) e i fritti hanno diverse pastelle, così da sottolineare le loro differenze, l'aceto fa sentire la sua presenza delicatamente e quello che più colpisce, alla fine, è proprio la delicatezza di un piatto così possente e solido. Insieme al crudo di vitello vale il ritorno al San Giors.

Alla fine del pranzo, Simona Vlaic ci ha accompagnato in un piccolo tour tra le sale del ristorante e in alcune stanze dell'hotel, che sorprendono con l'arte contemporanea, ma questo merita un altro articolo.


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