Le cupole della chiesa di San Lorenzo e della Moschea di Córdoba, misteri di archi e luce

La chiesa di San Lorenzo custodisce una delle cupole più belle di Torino, la più bella, si potrebbe definire, insieme alla "sorella", la cupola della Cappella della Sindone, non a caso dello stesso architetto, Guarino Guarini. Di lei si sa tutto o quasi da un punto di vista statico, sono meno chiare le influenze culturali, che ispirarono il frate teatino: cosa gli ispirò l'idea di una cupola formata da otto archi intersecantisi, a formare una stella a otto punte e un ottagono su cui impostare la lanterna? Le influenze culturali sono una delle parti più interessanti dell'architettura, che non si limita a metterci un tetto sulla testa, ma è prodotto di idee, tradizioni, contaminazioni e racconta anche il modo di vivere e di pensare, i valori di una società.  La cupola della chiesa di San Lorenzo a Torino (sin), la cupola sul mihrab delal Mezquita di  Córdoba (des) entrambe le foto, da Wikipedia Una delle ispirazioni più chiare di San Lorenzo è la cupola della maqsura

Quando i treni arrivavano sotto la volta metallica di Porta Nuova

Tra gli edifici perduti dalla Torino contemporanea, uno di quelli che non smettono di affascinarmi è la stazione di Porta Nuova. Il suo aspetto attuale non corrisponde a quello originario. Come sappiamo, i due corpi della stazione, quello su via Nizza e quello su via Sacchi, erano uniti non solo dalla facciata, che sarebbe stata instabile da un punto di vista statico, ma anche da una grandiosa galleria metallica andata perduta. Porta Nuova era stata concepita nell'Ottocento senza grandi visioni di futuro (purtroppo cosa che ritorna in molta edilizia pubblica torinese): era una stazione di testa, ovvero i binari vi terminavano, ed era organizzata per il traffico di quel momento storico, senza molta capacità immaginativa circa lo sviluppo ferroviario futuro. E però, nonostante questo limite, era una gran bella stazione.

Porta Nuova Torino Porta Nuova Torino

Sotto la sua volta metallica arrivavano sette binari, che erano visibili sin dall'ingresso principale. Prima di arrivare ai binari, sugli angoli della facciata, c'erano due piccoli chioschi in stile liberty: uno conteneva la biglietteria, l'altro il caffè-ristorante in cui fermarsi in attesa dei treni o appena arrivati in città. Anche il suo rapporto con Torino era diverso: le due maniche su via Nizza e su via Sacchi, oggi occupate da parcheggi, erano dotate di una cancellata abbellita da alberi, che le isolava e in qualche modo le valorizzava, sottolineando la loro presenza.

Porta Nuova Torino Porta Nuova Torino

Porta Nuova fu soggetta a continue modifiche sin dai primi anni del suo funzionamento (i due chioschi furono aggiunti nei primi anni del Novecento, nello stesso periodo furono tolte le cancellate sulle due vie). Ma fu lo smantellamento della galleria metallica, in età fascista, a cambiare l'immagine della stazione. La testa dei binari fu spostata all'esterno della galleria e da 7 passarono a 20, lo spazio della galleria fu ristrutturato con un grande atrio con volta a botte, un piccolo giardino interno, e la biglietteria. Non fu l'ultima ristrutturazione: il progetto Grandi Stazioni ha inserito un centro commerciale laddove un tempo c'era la biglietteria e ha lasciato intatto, in tutta la sua altezza, solo l'atrio centrale, al quale si arriva anche in metropolitana. La grandiosa facciata su piazza Carlo Felice ha perso il contatto visivo con i treni: chissà quante corse, entrando in stazione, al vedere il proprio treno sui binari, chissà quanti saluti veloci alla partenza e quanti sorrisi agli arrivi, vedendo le persone care sin dall'ingresso, ci siamo perduti. Tante storie si perdono, in una stazione che continua a raccontarne tante, tutti i giorni. Ma lasciatemi dire che quella galleria metallica è davvero un rimpianto.


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