Incontri da non perdere, al Festival del Classico

Libertà e Schiavitù è il tema del Festival del Classico, a Torino dal 2 al 5 dicembre 2021, al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9, e in diverse altre sedi sparse per la città. Alla sua quarta edizione, la manifestazione, che usa il pensiero degli antichi per analizzare i fenomeni del presente, offrirà oltre 40 incontri "tra lezioni magistrali, letture, dialoghi, dispute dialettiche e seminari, per riflettere su antiche e nuove disuguaglianze, per mettere a confronto le libertà degli antichi e dei moderni, per dare voce ai classici" anticipa il comunicato stampa. Consideriamo la schiavitù una realtà del mondo antico, quando gli sconfitti diventavano schiavi dei vincitori, quando i padroni avevano potere di vita e di morte sui propri schiavi, avendo il potere di venderli al miglior offerente o di regalare loro la libertà. "La schiavitù nel mondo occidentale è sempre esistita? È ancora presente, al giorno d'oggi, sotto nuove forme? Qual è il risultato della globalizz

Quando i treni arrivavano sotto la volta metallica di Porta Nuova

Tra gli edifici perduti dalla Torino contemporanea, uno di quelli che non smettono di affascinarmi è la stazione di Porta Nuova. Il suo aspetto attuale non corrisponde a quello originario. Come sappiamo, i due corpi della stazione, quello su via Nizza e quello su via Sacchi, erano uniti non solo dalla facciata, che sarebbe stata instabile da un punto di vista statico, ma anche da una grandiosa galleria metallica andata perduta. Porta Nuova era stata concepita nell'Ottocento senza grandi visioni di futuro (purtroppo cosa che ritorna in molta edilizia pubblica torinese): era una stazione di testa, ovvero i binari vi terminavano, ed era organizzata per il traffico di quel momento storico, senza molta capacità immaginativa circa lo sviluppo ferroviario futuro. E però, nonostante questo limite, era una gran bella stazione.

Porta Nuova Torino Porta Nuova Torino

Sotto la sua volta metallica arrivavano sette binari, che erano visibili sin dall'ingresso principale. Prima di arrivare ai binari, sugli angoli della facciata, c'erano due piccoli chioschi in stile liberty: uno conteneva la biglietteria, l'altro il caffè-ristorante in cui fermarsi in attesa dei treni o appena arrivati in città. Anche il suo rapporto con Torino era diverso: le due maniche su via Nizza e su via Sacchi, oggi occupate da parcheggi, erano dotate di una cancellata abbellita da alberi, che le isolava e in qualche modo le valorizzava, sottolineando la loro presenza.

Porta Nuova Torino Porta Nuova Torino

Porta Nuova fu soggetta a continue modifiche sin dai primi anni del suo funzionamento (i due chioschi furono aggiunti nei primi anni del Novecento, nello stesso periodo furono tolte le cancellate sulle due vie). Ma fu lo smantellamento della galleria metallica, in età fascista, a cambiare l'immagine della stazione. La testa dei binari fu spostata all'esterno della galleria e da 7 passarono a 20, lo spazio della galleria fu ristrutturato con un grande atrio con volta a botte, un piccolo giardino interno, e la biglietteria. Non fu l'ultima ristrutturazione: il progetto Grandi Stazioni ha inserito un centro commerciale laddove un tempo c'era la biglietteria e ha lasciato intatto, in tutta la sua altezza, solo l'atrio centrale, al quale si arriva anche in metropolitana. La grandiosa facciata su piazza Carlo Felice ha perso il contatto visivo con i treni: chissà quante corse, entrando in stazione, al vedere il proprio treno sui binari, chissà quanti saluti veloci alla partenza e quanti sorrisi agli arrivi, vedendo le persone care sin dall'ingresso, ci siamo perduti. Tante storie si perdono, in una stazione che continua a raccontarne tante, tutti i giorni. Ma lasciatemi dire che quella galleria metallica è davvero un rimpianto.


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