Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

Le cupole della chiesa di San Lorenzo e della Moschea di Córdoba, misteri di archi e luce

La chiesa di San Lorenzo custodisce una delle cupole più belle di Torino, la più bella, si potrebbe definire, insieme alla "sorella", la cupola della Cappella della Sindone, non a caso dello stesso architetto, Guarino Guarini. Di lei si sa tutto o quasi da un punto di vista statico, sono meno chiare le influenze culturali, che ispirarono il frate teatino: cosa gli ispirò l'idea di una cupola formata da otto archi intersecantisi, a formare una stella a otto punte e un ottagono su cui impostare la lanterna? Le influenze culturali sono una delle parti più interessanti dell'architettura, che non si limita a metterci un tetto sulla testa, ma è prodotto di idee, tradizioni, contaminazioni e racconta anche il modo di vivere e di pensare, i valori di una società. 

Cupola di San Lorenzo Torino Cupola del mihrab Moschea di Cordoba
La cupola della chiesa di San Lorenzo a Torino (sin), la cupola sul mihrab delal Mezquita di Córdoba (des)
entrambe le foto, da Wikipedia

Una delle ispirazioni più chiare di San Lorenzo è la cupola della maqsura, lo spazio riservato al Califfo davanti al mihrab, della Moschea di Córdoba. Ho avuto occasione di visitare molte volte la Mezquita andalusa e tutte le volte mi sono fermata davanti a questa meraviglia d'architettura, pensando alla cupola guariniana. Il mihrab è il luogo che nelle moschee indica La Mecca, direzione verso la quale si dirige la preghiera musulmana; in genere è una nicchia nel muro, ma a Córdoba non solo è una piccola sala, ma è anche preceduto da una serie di ambienti fastosi, di archi polilobati, colonne sottili e preziosi mosaici. Come amano dire in Spagna, per realizzarlo si sono incontrati l'eredità dell'architettura romana, la perizia degli artigiani bizantini, il ricordo dell'arte visigota e, ovviamente, le esigenze della religione islamica. La cupola di questa sala della maqsura è formata da otto archi intersecantisi, a formare un ottagono centrale sul quale è impostata una cupola con costoloni, che precede di un secolo analoghi tentativi dell'architettura gotica; al di sotto della cupola, incorniciate negli archi, le piccole finestre che danno luce alla sala sottostante, inondando di riflessi i mosaici dorati degli artigiani bizantini.

Da dove l'architettura andalusí prese l'idea degli archi intersecanti per le cupole? Non che gli archi fossero una novità, ma nell'architettura occidentale si sono sempre mossi verso il centro della cupola, dividendola in spicchi, mai erano stati realizzati per disegnare un poligono centrale, come nella Moschea. Recenti studi sulla grande Mezquita cordobese non hanno svelato l'arcano; ne scriveva il quotidiano ABC tempo fa: "Un'ipotesi è che fossero gli artisti che provenivano da Bisanzio, ma la tradizione del loro paese non utilizzava questo elemento. La Córdoba islamica aveva soluzioni simili a quel tempo, ed è per questo che gli architetti parlano di alcuni esempi di Medina Azahara. Sarebbe stato un architetto del califfato di Córdoba ad avere l'idea del "grande progresso di archi intersecanti". Ma si lancia anche una nuova terza ipotesi: gli archi incrociati sarebbero derivati da una tradizione orientale nata in Mesopotamia con i cosiddetti archi diaframma, che riducono la luce. Gli artisti bizantini li avrebbero portati, ma anche gli Omayyadi li conoscevano e li applicavano a diversi edifici. Da lì potrebbero essere passati nell'Europa cristiana, dove compaiono già nella cattedrale di Durham, alla fine dell'XI secolo. Cioè, un secolo dopo la sua apparizione nel monumento di Córdoba".

E poi, attraverso l'architettura gotica, sarebbero potuti arrivare a Torino, grazie ai viaggi di Guarino Guarini, prima di stabilirsi nella capitale dei Savoia. Plausibile? Non è ancora chiaro, come si diceva all'inizio, dove l'architetto abbia conosciuti gli archi incrociati per le cupole, sconosciuti alla tradizione romana in cui si era formato. Probabile che i suoi viaggi, la stessa appartenenza all'Ordine Teatino e allo scambio di esperienze, lo abbiano messo in contatto con queste nuove forme d'architettura e le abbia fatte proprie nella cupola di San Lorenzo.

La scelta estetica degli archi che si incrociano per disegnare un ottagono al centro è l'unica cosa in comune tra le due cupole. Quella torinese, infatti, è prodotto della Controriforma: la luce gioca un ruolo essenziale, per simbolizzare la grazia divina che scende dall'alto, a illuminare l'umanità avvolta nel buio. Proviene dai grandi finestroni affiancati dai pilastri su cui si impostano gli otto archi; proviene anche, indirettamente, dai "petali" del grande fiore intorno all'ottagono e poi, ulteriormente, dalle finestre della lanterna, impostata sull'ottagono. La cupola della maqsura, poggia su colonne e archi polilobati, all'apparenza sottlissimi, ma rinforzati per reggerne il peso; le spinte di quella di San Lorenzo sono dirette sui quattro grandi pilastri, svuotati in basso dalle cappelle. E affida la propria decorazione alla luce e ai delicati affreschi, mentre la cupola andalusa è impreziosita dai ricchi mosaici degli artigiani bizantini, che ricoprono anche gli archi e portano l'Oriente nell'estremo più occidentale dell'espansione araba (testimoniando anche gli stretti rapporti di Al Andalus con la capitale dell'Impero Romano d'Oriente). Da una parte il messaggio rigoroso della Controriforma, dall'altra la ricchezza della decorazione islamica: l'architettura, lo si diceva già all'inizio, non mette solo un tetto in testa, ma parla di ciò che siamo e dei valori che esprime la società che la produce.


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