Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

Gentileschi a confronto: Santa Cecilia incontra l'Annunciazione alla Galleria Sabauda

Alla Galleria Sabauda tornano i confronti, che valorizzano il patrimonio del Museo e lo mettono in relazione con capolavori dell'arte europea. Un'idea che ha preso vita dal confronto delle Veneri botticelliane, una delle quali custodita a Torino, e che adesso approda a Orazio Gentileschi, il più celebre dei seguaci di Caravaggio. Nello Spazio confronti della Galleria, al primo piano, fino al 7 dicembre 2021 si incontrano Santa Cecilia che suona la spinetta e un angelo, in prestito dalla Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia, e l'Annunciazione, nel patrimonio dei Musei Reali (fu regalata da Orazio al duca Carlo Emanuele I nel 1623, nella speranza di ottenere un incarico ufficiale alla corte sabauda: il tema dell'Annunciazione fu un omaggio a Savaoia, fondatori dell'Ordine cavalleresco dell'Annunziata).

oCnfronti Orazio Gentileschi Santa Cecilia Orazio Gentileschi

Il confronto tra i due lavori dell'artista toscano, permette di scoprire il suo metodo di lavoro, che, spiegano dai Musei Reali, "consiste nel riutilizzo di cartoni o di lucidi per comporre singole figure o intere scene". E permette anche di scoprire le analogie tra le figure di Santa Cecilia e di Maria, a cui l'Angelo annuncia la futura attesa del Messia; il loro atteggiamento inclinato, l'espressione dei loro visi fanno riferimento a "un unico modello figurativo, reinterpretato con lievi varianti". Le differenze sono nell'uso della luce: nella tela proveniente da Perugia, infatti, "le figure emergono dall'oscurità, investite da una luce che esalta la definizione del disegno e accende i valori cromatici della veste rossa di Cecilia, della sua candida camicia e della tunica ocra dell’angelo; la regia si fa invece più complessa nella tela torinese, dove il chiarore naturale della luce divina penetra nella stanza, svelando i dettagli dell’ambiente domestico. Nella scelta compositiva, nel sapiente uso della luce e nell'utilizzo di una gamma cromatica elaborata e preziosa, Gentileschi riesce a coniugare con grande abilità l’impostazione arcaica, derivata dalla tradizione quattrocentesca fiorentina, con le novità del realismo caravaggesco e della lezione fiamminga, da Rubens a van Dyck".

I due quadri sono a confronto fino l 7 dicembre 2021, l'orario di apertura è quello dei Musei Reali (mar-dom ore 9-19, lun chiuso); la visita è compresa nel biglietto dei Musei Reali (intero 15 euro, ridotto 18-25 anni 2 euro, gratuito under18, tessere Abbonamento Musei e Torino+Piemonte Card).


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