Incontri da non perdere, al Festival del Classico

Libertà e Schiavitù è il tema del Festival del Classico, a Torino dal 2 al 5 dicembre 2021, al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9, e in diverse altre sedi sparse per la città. Alla sua quarta edizione, la manifestazione, che usa il pensiero degli antichi per analizzare i fenomeni del presente, offrirà oltre 40 incontri "tra lezioni magistrali, letture, dialoghi, dispute dialettiche e seminari, per riflettere su antiche e nuove disuguaglianze, per mettere a confronto le libertà degli antichi e dei moderni, per dare voce ai classici" anticipa il comunicato stampa. Consideriamo la schiavitù una realtà del mondo antico, quando gli sconfitti diventavano schiavi dei vincitori, quando i padroni avevano potere di vita e di morte sui propri schiavi, avendo il potere di venderli al miglior offerente o di regalare loro la libertà. "La schiavitù nel mondo occidentale è sempre esistita? È ancora presente, al giorno d'oggi, sotto nuove forme? Qual è il risultato della globalizz

Un'architettura di montagna sostenibile nel recupero di Casa Cinsc, by ATOMAA

In genere, quando scrivo d'architettura contemporanea, mi limito all'area di Torino, per raccontare come la città reinventa le strutture dismesse, i cortili, i palazzi storici o come costruisce nuovi complessi per nuovi modi d'abitare. Poi ci sono le eccezioni, perché i progetti mi sono piaciuti, magari sono realizzati da architetti torinesi, anche se altrove, o si trovano in Piemonte. Come questo, Casa Cinsc, nelle Val Divedro, nel Verbano-Cusio-Ossola, realizzato dallo studio milanese ATOMAA.

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Siamo a circa 1400 metri di altezza, il rudere di un antico fienile e ricovero del bestiame, forse anche periodicamente abitato, è stato trasformato nella bella abitazione di una famiglia con figli, utilizzando i due materiali tipici di montagna, la pietra e il legno. Lo stretto legame con il paesaggio fa parte del recupero: niente è stato ricostruito in contrasto con l'intorno. Il progetto ripristina infatti il vecchio rudere, a cui aggiunge un nuovo corpo, che all'esterno non si distingue, essendo entrambi rivestiti di pietra; si serve anche delle pendenze naturali per realizzare tre livelli: il primo ospita l'ingresso e gli spazi del giorno, l'inferiore la camera da letto padronale, il superiore la camera da letto dei figli.

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La dura e severa pietra dell'esterno viene sostituita all'interno da un rivestimento totale del legno, materiale scelto per pavimenti, pareti, soffitti e arredamento, che dà un calore inaspettato all'abitazione. "Il contrasto tra esterno e interno è evidente, ma rimane immutata l'immagine tradizionale, seguendo il rigore delle imposizioni normative, che trova il suo equilibrio con gli ambienti interni legati ad un immaginario che attinge invece all’architettura contemporanea alpina" spiegano gli architetti.

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Nel volume nuovo ci sono l'ingresso e il soggiorno, immaginato come uno spazio "per osservare la montagna accompagnati dal calore di una stufa dal linguaggio contemporaneo. Qui il pavimento è in resina nera differenziando l'ambiente nuovo dal resto della casa, con pavimenti in larice. Assecondando lievi differenze di quote si passa all'edificio preesistente dove un tempo c'era la porta d'ingresso". Si entra così nella cucina-sala da pranzo, ambiente a tutt'altezza che è il vero cuore della casa, come vuole la tradizione: non solo è lo spazio dove ci si riunisce, ma anche quello che distribuisce gli spazi, comprendendo anche la scala che porta alle due camere da letto. "La cucina è caratterizzata da un grande elemento di arredo che occupa tutta la doppia altezza della stanza e dà volto contemporaneo allo spazio interno" commentano gli architetti.

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E proprio nella cucina si sottolinea l'enorme importanza data al progetto alla luce e alla vista del paesaggio circostante: le due finestre della cucina, che incorniciano il paesaggio come un quadro vivente, sono coadiuvate dalla grande vetrata del timpano, che inonda di luce sia la cucina che la camera dei figli, che sulla sala si affaccia e che dal timpano hanno una meravigliosa vista sulle montagne. Belle viste anche per la camera da letto inferiore, illuminata da un grande arco vetrato, anch'esso aperto sul paesaggio. Pietra per l'esterno, legno per l'interno, vetrate per legare indissolubilmente l'interno all'esterno, questa la magia del progetto.

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ATOMAA tiene molto anche a un'ulteriore particolarità del suo progetto: il riuso totale, "quasi ossessivo dei materiali di spoglio del rudere esistente. Nuova vita, anche dove le condizioni delle strutture non ne consentivano il recupero: abbiamo riusato tutto! Le pietre delle porzioni murarie antiche, dismesse, sono state usate per ricostruire i muri nuovi, il legno del vecchio tetto per realizzare architravi di porte e finestre. I muri di contenimento dei terrazzamenti sono stati realizzati con porzioni della roccia scavata, così anche il volume dell’ampliamento. Inoltre, le pavimentazioni esterne riusando le piode del vecchio tetto.

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Tutto questo grazie ad artigiani locali che conservano ancora l’abilità della costruzione tradizionale delle case in pietra". Un progetto che colpisce per l'uso di materiali tradizionali, per il forte rapporto stabilito con il paesaggio, per il calore che riesce a ricostruire all'interno. Un'architettura di montagna che ricorre al cemento armato solo dove indispensabile e che indica una bella direzione per il recupero di ruderi di pietra, con tante storie ancora da raccontare.

Le foto sono di Alberto Strada.


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