Incontri da non perdere, al Festival del Classico

Libertà e Schiavitù è il tema del Festival del Classico, a Torino dal 2 al 5 dicembre 2021, al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9, e in diverse altre sedi sparse per la città. Alla sua quarta edizione, la manifestazione, che usa il pensiero degli antichi per analizzare i fenomeni del presente, offrirà oltre 40 incontri "tra lezioni magistrali, letture, dialoghi, dispute dialettiche e seminari, per riflettere su antiche e nuove disuguaglianze, per mettere a confronto le libertà degli antichi e dei moderni, per dare voce ai classici" anticipa il comunicato stampa. Consideriamo la schiavitù una realtà del mondo antico, quando gli sconfitti diventavano schiavi dei vincitori, quando i padroni avevano potere di vita e di morte sui propri schiavi, avendo il potere di venderli al miglior offerente o di regalare loro la libertà. "La schiavitù nel mondo occidentale è sempre esistita? È ancora presente, al giorno d'oggi, sotto nuove forme? Qual è il risultato della globalizz

Parigi era viva, che bella mostra al Museo Accorsi-Ometto!

Al Museo Accorsi-Ometto, che si visita sempre meno di quanto si dovrebbe, ha appena aperto una mostra che è una delle belle sorprese dell'autunno torinese. Si intitola Parigi era viva e offre un bel percorso nella pittura di Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Massimo Campigli, Filippo de Pisis, René Paresce, Gino Severini, Mario Tozzi ovvero degli Italiens de Paris, che tra il 1928 e il 1933 hanno indicato la direzione della pittura italiana del Novecento.

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Curioso pensare che sia stata Parigi a cambiare il destino della pittura italiana novecentesca, ma cosa non ha fatto e quali influenze non ha esercitato la capitale francese nella prima parte del XX secolo sulla cultura europea? I sette italiani erano arrivati a Parigi in tempi diversi, ma in qualche modo si incrociarono proprio in quel quinquennio che la mostra torinese indaga, restituendo, come racconta il comunicato stampa, "il clima artistico, propositivo, dialogante e provocatorio, di un crocevia spazio-temporale unico e irripetibile: attraverso una settantina di opere si ritrova quella tensione europeista maturata tra la fine degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta, un'epoca che vide Parigi farsi scenario di una cultura cosmopolita e interattiva, antitradizionale, in cui maturare il confronto con i movimenti avanguardisti".

Parigi era viva si suddivide in sette sezioni, ognuna dedicata a un pittore. Si apre con Giorgio De Chirico, i cui quadri hanno rimandi metafisici e reminiscenze dell'antica Grecia; quindi Alberto Sabinio, il cui percorso parte da una mescola di antico e moderno, mettendo a confronto il mondo borghese e la scultura classica, per approdare poi a curiosi ibridi tra corpi umani e teste di animali. Nelle tele di Massimo Campigli, la figura femminile è la principale protagonista, tra i modelli etruschi e i rimandi a Picasso; Filippo de Pisis ha una pittura frammentaria, con nature morte, paesaggi rarefatti e una luce che è sempre usata sapientemente. La sezione dedicata a René Paresce è forse la più malinconica e inquieta, per i temi proposti dai quadri selezionati dalle curatrici, Nicoletta Colombo e Giuliana Godio: il malinconico Autoritratto, l'enigmatico Circo con palla rossa, come la consapevolezza che sono in arrivo tempi bui e duri. Gino Severini si muove tra le maschere della Commedia dell'Arte e le influenze dell'archeologia, dalle scenografie neopompeiane a frammenti di arte romana ed elementi di architettura. Chiude l'esposizione Mario Tozzi, che sostiene lo spirito italiano attraverso una rrinascita classica dell'arte moderna, fino ad arrivare a figure archetipe e architettoniche, fortemente influenzate dall'arte classica.

Una mostra da non perdere perché spiega le basi del nostro Novecento e perché riesce a trovare elementi comuni tra i sette italiens de Paris, capaci di fondere la metafisica e l'idealismo, le influenze degli artisti presenti a Parigi, con Roma, la sua arte e la sua architettura, che tornano sempre. 

Parigi era viva è al Museo Accorsi-Ometto, in via Po 55, fino al 30 gennaio 2022. L'orario di apertura è martedì, mercoledì e venerdì ore 10.00-18.00; giovedì 10.00-21.00; sabato, domenica e festivi 10.00-19.00; lunedì chiuso. Il biglietto, comprensivo della visita alla collezione permanente costa 12 euro, ridotto 10 (studenti fino a 26 anni, over 65), gratuito pe under 12, possessori Abbonamento Musei e Torino + Piemonte card; la visita guidata costa 4 euro, da aggiungere al prezzo d'ingresso, e si tiene il giovedì alle ore 19, il sabato, domenica e festivi alle ore 11 (prenotazione obbligatoria tel 011 837 688 int. 3). Al Musoe Accorsi si accede con mascherina e Green Pass. Tutte le info su www.fondazioneaccorsi-ometto.it.


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