Ovunque vai lascia il tuo profumo, un format teatrale innovativo

Irma e Dora hanno scelto di vivere in una stanza, senza superarne mai la soglia, alla ricerca della propria identità o della propria realizzazione, metafora chiara delle difficoltà che tutti incontriamo nel trovare il nostro posto nel mondo. È il cuore di Ovunque vai lascia il tuo profumo , spettacolo di Chiara Cardea, da lei interpretato con Silvia Mercuriati. La storia di quest'opera teatrale è decisamente curiosa: "L'idea di dare vita a questo particolare format nasce quando Chiara e Silvia si accorgono della community creatasi attorno a Irma e Nora a seguito dello spettacolo A scatola chiusa | Andante cantabile con slancio " racconta il comunicato stampa "Alcune persone fra il pubblico erano rimaste così impressionate da tornare ripetutamente alle repliche, altre erano state così toccate da raccoglier le proprie emozioni in podcast o in lunghe riflessioni inviate alle due attrici. Da qui il proposito di portare avanti e potenziare l'affezione che il

Ultimo weekend di China goes urban, al MAO

Sono gli ultimi giorni della mostra China goes urban, al Museo d'Arte Orientale (via San Domenico 11) e se nel weekend siete in centro e avete voglia di vedere qualcosa di insolito e sorprendente, mettetela nella lista. L'avevo vista poco prima del lockdown di novembre 2020 e parlarne allora non avrebbe avuto senso, ma, adesso che sta per chiudere, mi è tornata alla mente e la propongo a chi vuole conoscere nuovi mondi con nuovi strumenti. China goes urban racconta la rapida urbanizzazione della Cina e quello che ha comportato per economia, società, cultura. Lo fa con strumenti multimediali, che coinvolgono continuamente il visitatore e lo mettono davanti alle domande e alle possibili risposte. Ci sono tantissimi video, foto, infografiche, numeri e pochissimi oggetti; l'informazione è schematica, le emozioni sono affidate alla forza delle immagini, che corrono via, da un treno, dalla metropolitana, dalle finestre.

China goes urban China goes urban

La cosa che ricordo di più, a parte l'uso continuo e intelligente degli strumenti multimediali, è il forte contrasto che queste immagini avevano messo in evidenza: la vita urbana e la vita contadina che convivevano a pochi metri l'una dall'altra. Gli alti grattacieli delle nuove città e le piccole case sopravvissute della Cina rurale. Le moderne infrastrutture con auto e treni che corrono via veloci e i contadini nei loro campi, con i ritmi millenari della Cina periferica. La mostra non propone solo contrasti, però, quanto i temi e i problemi di una rapida urbanizzazione, che si può riassumere in pochi numeri: nel 1978, il 18% dei cinesi viveva nelle aree urbane, adesso lo fa il 60% della popolazione. Un vero e proprio esodo di popoli dalle campagne alle città, alcune delle quali letteralmente ridisegnate per accogliere milioni di nuovi cittadini. E le nuove città significano nuovi modelli di sviluppo e di vita, nuove infrastrutture da costruire, nuovi servizi da garantire, nuove culture da accogliere.

La mostra cerca di raccontare tutto questo e lo fa senza prendere una posizione definita, ma limitandosi a mostrare, nel modo più completo possibile, tutto quello che implica per un Paese la sua rapida urbanizzazione. Ultimamente poche mostre mi hanno lasciato il senso di inquietudine che mi ha lasciato China goes urban; un senso di inquietudine bello, perché racconta fenomeni epocali non sempre controllabili e gestibili e, allo stesso tempo, l'enorme sforzo che viene fatto per costruire nuove realtà. Ci sono video e foto che mi sono rimasti dentro, perché parlano, al di là dello choc culturale rappresentato dal trasferimento dalla provincia alla città, anche di grandi solitudini: la vista delle luci della città dal finestrino di un treno che corre nella notte, ancora un treno, che corre via, mentre un contadino in primo piano ara il suo campo e sullo sfondo ci sono i grattacieli della città incombente. Sono contraddizioni di mondi conviventi che spngono tutti, non solo i cinesi, a interrogarsi sul futuro prossimo. Bella mostra.

China goes urban è al Museo d'Arte Orientale, in via San Domenico 11, fino al 10 ottobre 2021. L'orario di apertura è martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica ore 10-18, giovedì ore 13-21, lunedì chiuso. Il biglietto costa 10 euro, ridotto 8 euro per studenti under 25, e per 6-18 anni, gratuito per under 6, possessori delle tessere Abbonamento Musei, Torino+Piemonte Card; biglietto mostra+collezione permanente 14 euro, ridotto 12 euro. Tutte le info su www.maotorino.it.


Commenti