Incontri da non perdere, al Festival del Classico

Libertà e Schiavitù è il tema del Festival del Classico, a Torino dal 2 al 5 dicembre 2021, al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9, e in diverse altre sedi sparse per la città. Alla sua quarta edizione, la manifestazione, che usa il pensiero degli antichi per analizzare i fenomeni del presente, offrirà oltre 40 incontri "tra lezioni magistrali, letture, dialoghi, dispute dialettiche e seminari, per riflettere su antiche e nuove disuguaglianze, per mettere a confronto le libertà degli antichi e dei moderni, per dare voce ai classici" anticipa il comunicato stampa. Consideriamo la schiavitù una realtà del mondo antico, quando gli sconfitti diventavano schiavi dei vincitori, quando i padroni avevano potere di vita e di morte sui propri schiavi, avendo il potere di venderli al miglior offerente o di regalare loro la libertà. "La schiavitù nel mondo occidentale è sempre esistita? È ancora presente, al giorno d'oggi, sotto nuove forme? Qual è il risultato della globalizz

Achille Mario Dogliotti, il cardiochirurgo torinese che ha ispirato Cuori

Cuori, la bella serie tv di RAI1, con Daniele Pecci, Matteo Martari e Pilar Fogliati, non solo si svolge a Torino, ma si ispira, in modo molto romanzato a uno dei più importanti dottori italiani del Novecento, Achille Mario Dogliotti. Lo porta sullo schermo Pecci, che al suo Cesare Corvara dona l'umanità e la passione per la ricerca che furono parte essenziale della vicenda umana e professionale del medico torinese. La serie è appassionante perché, dietro al triangolo che separa e unisce Cesare, Alberto (Matteo Martari) e Delia (Pilar Fogliati), c'è l'epopea della ricerca cardio chirurgica, che vide Torino all'avanguardia mondiale, punto di riferimento per i primi tentativi di trapianto di cuore. Cesare e Alberto sono ambiziosissimi: vogliono essere i primi ad assicurare una nuova vita a chi soffre di cuore, attraverso il trapianto, e non smettono di studiare, cercare, approfondire, sperimentare. Un lavoro appassionante, che fa i conti con i problemi etici posti allora dal mondo cattolico conservatore, ma che ha come obiettivo l'unico che interessa davvero i medici: salvare vite umane.



Per questo, guardando Cuori, viene naturale volerne sapere di più e voler capire quanto ci sia di vero dietro Cesare Corvara e Alberto Ferraris. Delia Brunello, il personaggio più forte, perché testimonia quanti pregiudizi ci fossero per le donne specializzate in settori così delicati come la cardiologia, anche da parte delle stesse donne, interpretato con piglio da Pilar Fogliati, è totalmente inventato (purtroppo, ma che la tostissima Delia sia di modello alle tante ragazze che studiano in settori ancora in mano maschile). Achille Mario Dogliotti è il dottore che ha ispirato Corvara, si diceva. Torinese, classe 1897, si laureò in Medicina nel 1920 (interruppe gli studi durante la Prima Guerra Mondiale, tra i primi ad arruolarsi come volontario, a soli 18 anni). A leggere della sua carriera, lo appassionava soprattutto la ricerca: nel 1933 fu tra i primi a sperimentare l'anestesia peridurale, inventando un procedimento che porta il suo nome. Ma quello che lo rese punto di riferimento internazionale fu il Centro di Chirurgia Cardiaca, che fondò alle Molinette.

Qui Dogliotti sperimentò numerose tecniche per poter operare i propri pazienti: fu tra i primi al mondo a usare la circolazione extacorporea durante le operazioni, contribuì a migliorare l'uso dell'ipotermia controllata e insieme ai suoi collaboratori inventò tecniche cardiochirurgiche originali, che lo aiutassero ad arrivare all'obiettivo, il trapianto di cuore. Doveva essere un uomo instancabile: all'attività in camera operatoria e alla ricerca, univa le lezioni all'Università, prima Modena e Reggio Emilia, quindi Catania, e, infine, dal 1943, Torino. Siamo negli anni della Seconda Guerra Mondiale, a cui Dogliotti partecipò, inviato in Russia. Poi, poco dopo la fine del conflitto, si recò negli USA, per un ciclo di conferenze; qui ebbe l'occasione di incontrare Alfred Blalock, che diede una direzione alla sua passione per la medicina, spingendolo verso la cardiochirurgia. Fu il primo a portarla in Italia ed è suo il primo intervento in circolazione extra-corporea totale, nel 1951.

Ma, nonostante il lavoro e relativi stress, mantenne sempre una calorosa umanità, che lo rese piuttosto popolare tra i suoi assistenti, i suoi pazienti e i suoi studenti. Ho anche un ricordo familiare: mia nonna fu operata di appendicite da lui, nei primi anni '50, e fu lui a visitarla poi in corsia, per verificare come stesse, fermandosi a scambiare qualche sorridente battuta con lei, che lo avrebbe poi sempre ricordato. L'umanità verso i propri pazienti è anche il sorriso e l'interesse per il loro stato d'animo, che il dottor Dogliotti aveva conservato, in tanti anni di professione.

Per capire chi fosse, riporto questo breve passaggio in suo ricordo pubblicato da www.humanitas.it: "Il professor Dogliotti era una persona molto curiosa ed eclettica e i suoi interessi spaziavano in molteplici ambiti chirurgici: dall'anestesia e rianimazione – è l'inventore dell'anestesia peridurale – alla neurochirurgia, dalle vie biliari all'ipertensione portale, dalla patologia e chirurgia gastroduodenale e intestinale a quella dell'apparato vascolare, dall'endocrinochirurgia alla chirurgia di mediastino, polmone, esofago e rene. All'Università di Catania si occupò anche dell'exeresi dei tumori laringei, con una statistica di venticinque laringectomie totali di fila senza decessi, tutte eseguite prima dell’era antibiotica. Il viaggio negli USA, tuttavia, lo condusse verso la cardiochirugia, alla quale dedicò con passione gli ultimi vent'anni della sua vita. Per eseguire il famoso intervento a cuore aperto, fermò il battito cardiaco servendosi della circolazione extracorporea, alla quale associò più avanti l'ipotermia dando origine a una tecnica che a distanza di oltre sessant’anni è ancora ampiamente seguita negli interventi sul cuore". Per questo suo interesse per tutti gli aspetti della chirurgia generale è considerato uno dei suoi ultimi veri esperti; amava sottolineare "l'importanza della figura del chirurgo generale al fine di mantenere un collegamento che permetta il trasfondersi di varie conoscenze, evitando il formarsi di pericolosi compartimenti-stagno ove si proceda all'oscuro di ciò che avviene in settori paralleli".

Non furono Achille Mario Dogliotti e la sua equipe a eseguire il primo trapianto di cuore, lo sappiamo. A entrare nella storia per quest'operazione, eseguita il 3 dicembre 1967, fu il chirurgo sudafricano Christiaan Barnard. Il dottore torinese era morto più di un anno prima, il 2 giugno 1966.

Quanto si impara della propria città e dei suoi abitanti meravigliosi, potenti e sempre pronti a nuovi orizzonti, da una serie tv ben fatta, come Cuori.


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