Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

Le Architetture Criminali di Adelaide Di Nunzio alla Galleria Febo e Dafne

Difficilmente segnalo le mostre delle gallerie d'arte, non perché non le apprezzi, la vita culturale garantita a Torino dalle gallerie d'arte è altamente consigliabile!, ma perché sono tante e non riesco a stare dietro a tutte. Ogni tanto l'eccezione, come questa, Architetture criminali, progetto fotografico di Adelaide Di Nunzio, in corso alla galleria Febo e Dante fino all'8 gennaio 2022. Architetture criminali perché indaga sugli effetti dell'illegalità sul paesaggio e sulle persone in alcune aree dell'Italia meridionale, attraverso le immagini di edifici abusivi o costruiti illegalmente, abbandonati e/o non terminati, senza rispetto di storia, paesaggio, culture.

Architetture Criminali Architetture Criminali

Un tema a cui sono piuttosto sensibile, da amante dell'architettura e da torinese con origini meridionali. Il progetto di ricerca della fotografa, nata a Napoli e oggi attiva tra la sua città natale e la Germania, è durato dieci anni, dal 2010 e il 2020; oltre alla mostra in corso, Di Nunzio ha pubblicato un libro dallo stesso titolo. "Ho voluto fotografare questi scheletri del degrado urbanistico come se fossero dei monumenti magnifici, al pari di altre attrazioni turistiche per le quali la nostra Italia è così famosa. Rappresentati come reliquie, questi relitti acquistano maggiore visibilità, catturano il nostro sguardo e ci invitano ad una riflessione profonda sulla storia contemporanea della nostra architettura e del nostro territorio" ha spiegato l'autrice di Architetture Criminali.

Il suo timore, infatti è che "lo sguardo, al primo impatto, inorridisce alla vista dell'edificio in disuso, del non finito abusivo o abbandonato, ma con il tempo questo diventerà invisibile". Nelle sue foto invece, dalla Campania alla Sicilia, dalla Calabria alla Puglia, questi edifici illegali, fotografati come se fossero monumenti, obbligano tutti a riflettere: "Con lo stratagemma estetico di rappresentare con autorevolezza e magnificenza tali orrori architettonici, la fotografa ci invita ad una riflessione profonda su tematiche etiche e morali, sociali ed antropologiche. Abituarsi alla bruttezza può essere sinonimo di abitudine all'illegalità?" chiede il comunicato stampa. E la risposta sta a ognuno di noi.

Architetture Criminali è alla Galleria Febo e Dafne, in via Vanchiglia 6, interno cortile, fino all'8 gennaio. L'orario di apertura è martedì-venerdì ore 15-19, sabato ore 11-19 (fino al 18 dicembre 2021). Dal 21 dicembre 2021 all'8 gennaio 2022: solo su prenotazione (email feboedafne@gmail.com)


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