Tre visite al cantiere di restauro della Fontana del Nettuno di Villa della Regina

L'ingresso a Villa della Regina, la residenza sabauda più panoramica di Torino, avviene attraverso un lungo viale, in salita, chiuso dal grandioso Grand Rondeau, al cui centro c'è la Fontana del Nettuno. È affiancata da due monumentali scalinate laterali simmetriche, disposte a tenaglia, mentre lo sguardo è già attirato dalla villa, finalmente a due passi. Le simmetrie scenografiche, l'asse visuale, la meraviglia sono tutti elementi del barocco torinese che trovano espressione in questa residenza. Saranno ancora più leggibili dopo il restauro delle sculture della fontana, che parte in questi giorni e che avviene grazue al lavoro degli studenti del primo anno del settore di specializzazione in Materiali lapidei e derivati; Superfici decorate dell'architettura del Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Torino, in convenzione con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale&q

Tom Tjaarda, l'americano che da Torino disegnò le auto italiane più belle

Tra gli anni '50 e '60, c'è stato un momento in cui Torino è stata un vero e proprio polo d'attrazione per i giovani ambiziosi interessati alle auto e alla ricerca che si muoveva intorno a loro. Era il dopoguerra, l'Italia stava cambiando il suo volto, trasformandosi da Paese agricolo a industriale, le grandi emigrazioni interne stavano travolgendo Torino e le grandi città del Nord, cambiandone per sempre volto, sangue, accenti, le infrastrutture in costruzione stavano accorciando le distanze, le automobili stavano diventando fenomeno di massa e Torino ne era la capitale. Non solo la Fiat, ma anche la Lancia, i loro centri di ricerca, le aziende che si occupavano del design delle auto. Come resistere al richiamo di questa città ancora un po' provinciale, protetta dalla straordinaria bellezza del suo arco alpino e meta di migliaia di persone in cerca di nuove opportunità?


Non resistette il giovane Tom Tjaarda, nato nel 1934 a Detroit, la Torino degli USA, studente di architettura dell'Università del Michigan e, soprattutto, figlio del designer dell'auto, Joop Tjaarda, nato in Olanda e trasferitosi nella allora capitale statunitense delle auto per seguire la propria passione; la sua vettura più famosa fu la Lincoln Zephyr, una delle prime auto fortemente influenzate dalla ricerca aerodinamica, negli anni 30. Tjaarda jr arrivò in Italia nel 1958, al seguito di Luigi Segre, direttore della Ghia, una delle più importanti aziende di design di quel tempo. Aveva 24 anni e il primo progetto affidatogli fu la monorotaia di Italia 61, una delle opere perdute più rimpiante di quella stagione e di quell'area (immaginate un'azienda contemporanea torinese dare le stesse opportunità a un 24enne appena laureato? capite perché 60 anni fa si guardava a Torino come una delle città d'avanguardia della ricerca).

In un'intervista pubblicata nel 2010 da Torino Click e ripresa dal blog Città Sottile, Tom così ricordava quel progetto: "Andai due mesi in Germania a disegnare e seguire i lavori del treno, tra agosto e settembre del '60. Era un paese vicino a Berlino, Salzgitter, la fabbrica si chiamava Linke-Hofmann-Busch. Progettai l'interno e l'esterno della cabina, che montava su un sistema di trazione che si chiamava Alweg. La fabbrica impiegava tantissimi ingegneri aeronautici, che prima della guerra avevano disegnato i Messerschmitt, micidiali aerei da guerra. Quando abbiamo finito, il treno è stato portato a Torino su tre enormi camion". Erano passati 50 anni, all'epoca dell'intervista, e Tjaarda così commentava il suo lavoro: "Lo stile la faceva sembrare qualcosa di futuristico, ma era un oggetto molto 'crudo', basilare, pur essendo la migliore tecnologia per quei tempi: viaggiava su ruote di gomma, faceva rumore e andava molto adagio: non funzionava molto bene. Oggi i treni su monorotaia sono tra quelli più veloci e affidabili; quelli costruiti recentemente in Cina viaggiano a 300 km l'ora. Nel '60 era invece una tecnologia che esordiva ed era piuttosto grezza".

Dopo quel progetto, arrivò quello della mostra Moda, stile e costume, con allestimento di Pininfarina, al Palavela. Per Gabetti e Isola, che collaborarono al disegno, Tjaarda disegnò un'enorme vela: "Dentro il Palavela ricavarono un teatro. Sopra i posti a sedere c'era una vela composta da tanti pezzi di stoffa cuciti insieme. Io ho disegnato e realizzato il modello in scala di questa grande vela, tutti i pezzi uno per uno incollati insieme, poi li ho scollati e riportati su un reticolo dal quale ricavare le misure necessarie alla realizzazione finale. Per realizzare questa enorme vela hanno affittato l'aeroporto di Caselle, con non so quante donne chiamate per cucirne i pezzi. Una volta finita, la vela è stata montata nel Palazzo; attraverso i camminamenti ricavati sopra la volta interna molti operai, accanto a grandi pulegge, tirarono su il telo con lunghi tiranti. Una fatica enorme, ci sono voluti due giorni, fino all'una di notte. Sembrava di essere a Lilliput, una marea di persone tutte intente a costruire la tenda di Gulliver, piccoli uomini che tiravano su questa enorme e pesante impalcatura. Avevo progettato io tutto questo, ad appena 25 anni, e sentivo il peso della responsabilità. Fu un momento indimenticabile".

Iniziò così il suo lavoro in Pinnfarina, durante il quale progettò il design della Ferrari 330 GT e della 124 Sport Spider; quindi il ritorno in Ghia, passata le frattempo a De Tomaso. Tra i modelli disegnati da Tjaarda in quegli anni, la Deauville e, soprattutto, nel 1971, la Pantera, "probabilmente la supercar a motore centrale più venduta in assoluto, con più di 10.000 esemplari prodotti in un periodo di dieci anni" scrive Robert Cumberford su autodesignmagazine.com. Poi, nel 1977, nella piena maturità creativa, il passaggio all'Advanced design della FIAT, per il quale coordinò il progetto della Y10, uno degli ultimi grandi successi della Lancia, seguito dalla Fiat Croma e dalla Lancia Thema. Nel 1985 si mise in proprio, fondando Dimesione Design, diventato poi Tjaarda Design. "Occasionalmente veniva visto alla guida di una 124 Spider particolare, con la coda modificata, il cofano di diversa fattura e i fari anteriori a palpebra: è la 124 Spider Rondine, uno dei suoi ultimi lavori, nel quale ha voluto dare forma alla sua idea originaria dell’auto, senza le specifiche allora imposte dalla Fiat al progetto" scrive Quattroruote, in un articolo dedicato alla sua scomparsa, avvenuta nel 2017.

Una storia bella e appassionante, questa di Tom Tjaarda, di quando Torino, grazie ai suoi Centri di ricerca e alla cultura del design, era terra di opportunità e dava spazio ai creativi di ogni età e di ogni provenienza, dandosi l'opportunità di modelli prestigiosi, che la resero famosa nel mondo, come quelli del designer statunitense. "C'è stato un momento, negli anni '70, in cui le auto usate tutti i giorni da Enzo Ferrari e Sergio Pininfarina erano state disegnate da Tjaarda" scrive ancora autodesignmagazine.com.

Tornare a quella Torino, a quella mentalità aperta e attenta, potrebbe essere un'idea di futuro.

La foto, da wheels.iconmagazine.it; su Tom Tjaarda, in inglese, www.tom-tjaarda.net, un sito web curato da un ammiratore tedesco, Stefan Dierke, che Tjaarda considerava come il suo sito ufficiale, collaborando ai contenuti.


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