A pranzo da Piada Tosta, ambiente dinamico, insalate leggere e saporite

Una giornata calda di fine maggio e un pranzo con la sorella, da fare al volo. Siamo nella zona di riferimento della sorella e quindi è lei che guida e decide dove andare a mangiare, finiamo così da Piada Tosta, che mi piace e mi convince sin dal ciao. In via Sant'Antonio da Padova 14/b, il locale è piccolo, ma accattivante, propone lunghi tavoli con sgabelli, tavolini da 4 e anche da 2; tutto parla di green e di riciclo. La decorazione, così come i contenitori delle bottigliette dei condimenti, per esempio, sono realizzati con i tubi di cartone che contenevano i lucidi dei progetti, arrivati dalla precedente vita del proprietario, un ingegnere che ha deciso di voltare pagina; in alto, una bicicletta appesa al soffitto, fa pensare a uno stile di vita sostenibile; le tasche posteriori dei jeans sono diventate tanti quadri che coprono allegramente una parete. L'ambiente introduce alla filosofia dei piatti, con ingredienti stagionali, ben abbinati e di qualità. Nella stagione f

Quando vennero costruiti i Murazzi (e la passeggiata sul Po)

Il progetto di riqualificazione dei Murazzi, annunciato nei giorni scorsi, riporta l'attenzione su queste splendide architetture ottocentesche, sulla riva sinistra del Po. Furono costruite nella seconda metà del XIX secolo, per rispondere a diverse esigenze. Da una parte il controllo delle piene del Po, dall'altra la riqualificazione e il risanamento del Borgo del Moschino, sorto spontaneamente nel tempo e diventato ricettacolo non solo del malaffare, ma anche di malattie e pericoli, a causa della mancanza di igiene, dall'altra ancora, la sistemazione, possibilmente definitiva dell'incontro di Torino con il suo fiume, raggiunto proprio nell'Ottocento (la città romana era attestata all'altezza dell'attuale Palazzo Madama, con il secondo ampliamento, nel Seicento, la porta orientale fu spostata fino alla fine dell'attuale via Po, prima dell'attuale piazza Vittorio Veneto).


Quando, dopo l'età napoleonica, venne studiato il disegno definitivo dell'area tra via Po e il ponte Vittorio Emanuele I, con la realizzazione di piazza Vittorio Veneto, divenne urgente la sistemazione della riva del Po, ancora abitata dalla miseria del Borgo del Moschino e dai panni stesi al sole dai lavandai. Si affermò l'idea di una passeggiata elegante che da piazza Vittorio Veneto permettesse di godere della vista della collina e del fiume. "Questa passeggiata si configurava come la prosecuzione del tratto dei quais e della strada alzaia, costruiti negli anni '30, riproponendo il sistema delle cale di imbarco a pianta semiellittica. Il murazzo vero e proprio, invece, non avrebbe dovuto essere costituito da un paramento continuo, ma presentare la ripetizione di un modulo costituito da un'arcata dietro la quale si apriva una profonda nicchia. È possibile ritenere che questa soluzione tipologica sia stata pensata sia per poter ridurre i riempimenti di terra sia al fine di ottenere una struttura maggiormente resistente alle spinte del terreno. Il progetto, inoltre, prevedeva la possibilità di realizzare in alcuni tratti, al posto delle nicchie dei grossi locali sotto il corso lungo Po da adibire a lavatoi, chiudendo le antistanti arcate con delle vetrate. La sponda sinistra del fiume, infatti, in quel tratto era ricca di sorgenti e la maggior parte delle case del residuo borgo Po erano abitate prevalentemente da lavandaie, che avrebbero potuto così continuato ad esercitare la loro professione" si legge nell'articolo La storia della costruzione dei Murazzi del Po, pubblicato da www.comune.torino.it/.

I progetti di costruzione dovettero fare i conti, però, con l'epidemia di colera che devastò il Borgo del Moschino, alla fine degli anni '60, dopo la Terza Guerra d'Indipendenza, e spinse la città ad abbatterlo per riqualificare l'area e dotarla di dignitose condizioni igieniche. La vista dei lavori di costruzione dei Murazzi tra il ponte e l'attuale via Napione, spinse alcuni privati a interessarsi alla loro realizzazione tra il ponte e l'attuale via Giolitti, successiva di qualche anno. Resisi conto che i Murazzi avrebbero aumentato il valore delle loro proprietà alcuni privati, come, per esempio, il pittore Carlo Bossoli, diedero un contributo cospicuo alla loro realizzazione, a patto che arrivassero fino ai loro terreni. Con questa commistione pubblico-privato, la risistemazione della riva del Po arrivò fino all'attuale corso Vittorio Emanuele; e, dunque, la passeggiata che sopra vi venne costruita (ovvero, l'attuale corso Cairoli), mise in collegamento piazza Vittorio Veneto con il Parco del Valentino, allora luogo prediletto del tempo libero dei torinesi.

I Murazzi vennero costruiti con profonde arcate concluse da nicchie per questioni statiche ed economiche: da una parte la forma curva avrebbe retto meglio le spinte del terreno, dall'altra lo svuotamento permetteva risparmiare sul riempimento e offriva nuovi locali per le piccole attività, dalle lavanderie e tintorie alla pesca. I muri ebbero un trattamento monumentale; sul lato a valle, un doppio scalone simmetrico scendeva dalla passeggiata superiore al fiume, "i pilastri esterni, i gradini, gli zoccoli, le fasce le cornici, le cimase ed i pilastrini vennero realizzati utilizzando la pietra proveniente dalle cave del Malanaggio (frazione del comune di Porte, in Val Chisone): è uno gneiss dioritico fine, tenace, resistente allo schiacciamento ma sfalsabile sotto l’azione di agenti esterni; questo materiale fu impiegato a Torino per la costruzione delle colonne e della gradinata della Gran Madre di Dio, per la costruzione del ponte Mosca e per le colonne della facciata della Basilica Magistrale dei Santi Maurizio e Lazzaro" si legge ancora al link già indicato. Nei Murazzi a monte, le grandi arcate si affacciavano direttamente sulla passeggiata inferiore e qui nella seconda metà del Novecento hanno trovato posto i locali che hanno riempito le notti di diverse generazioni di torinesi e che oggi, restaurati e ripuliti dopo anni di abbandono, dovrebbero riportare nuova vitalità all'area.


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