A pranzo da Piada Tosta, ambiente dinamico, insalate leggere e saporite

Una giornata calda di fine maggio e un pranzo con la sorella, da fare al volo. Siamo nella zona di riferimento della sorella e quindi è lei che guida e decide dove andare a mangiare, finiamo così da Piada Tosta, che mi piace e mi convince sin dal ciao. In via Sant'Antonio da Padova 14/b, il locale è piccolo, ma accattivante, propone lunghi tavoli con sgabelli, tavolini da 4 e anche da 2; tutto parla di green e di riciclo. La decorazione, così come i contenitori delle bottigliette dei condimenti, per esempio, sono realizzati con i tubi di cartone che contenevano i lucidi dei progetti, arrivati dalla precedente vita del proprietario, un ingegnere che ha deciso di voltare pagina; in alto, una bicicletta appesa al soffitto, fa pensare a uno stile di vita sostenibile; le tasche posteriori dei jeans sono diventate tanti quadri che coprono allegramente una parete. L'ambiente introduce alla filosofia dei piatti, con ingredienti stagionali, ben abbinati e di qualità. Nella stagione f

Il Giardino Medievale di Palazzo Madama, gioiello di botanica e trattati antichi

Qualche giorno fa ho visitato il Giardino Medievale di Palazzo Madama, uno dei luoghi verdi più belli del centro di Torino, ricostruito una decina di anni fa. Si trova nel fossato dell'antica fortezza degli Acaja e riproduce l'idea di giardino del Quattrocento, seguendo le indicazioni dei documenti dell'epoca. In queste settimane è ovviamente in gran parte spoglio, ma è altamente consigliabile lo stesso, per il senso di relax e lentezza che trasmette e per come sa trasmettere il ritmo sensato delle stagioni. Mentre guardavo il riposo della natura pensavo a quanto sia sbagliato associare l'inverno alla fine della vita e a quanto sarebbe più giusto legarlo a una gravidanza, che alla vita prepara (l'inverno è la stagione in cui i giorni si allungano e sotto la terra i semi lavorano per i futuri germogli).

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Mi piace tornare spesso a visitare questo giardino e mi piace sempre cercare nuove informazioni sulla sua ricostruzione. Tre le diverse aree in cui si sviluppò: il giardino del principe (Iardinum domini) e l'orto (Hortus), legate alla fortezza, e una nei suoi dintorni, forse composta da campi, frutteti, vigneti e attività artigianali (Viridarium). Questi tre spazi sono stati ricostruiti nel fossato di Palazzo Madama, con un minuzioso studio delle fonti, per scoprire come fossero i giardini del Quattrocento, da Ludovico d'Acaja ai primi Duchi di Savoia. Sul sito di Palazzo Madama, ho trovato un bell'articolo firmato da Edoardo Santoro, curatore botanico del giardino, che, tra le varie cose, racconta come sono state scelte le piante che lo compongono.

Tra i documenti analizzati, anche i conti della Vicaria e della Clavaria, in cui si sono trovati i conti per alcune piante acquistate sotto Amedeo VIII: "Rose, viti e more per coprire le pergole, ciliegi e susini nel frutteto, porri e spinaci nell'orto, maggiorana e menta nei vasi e addirittura una palma da datteri e un ulivo voluti da Amedeo VIII". "Non ci sono molti altri riferimenti a specie vegetali" scrive Santoro "e ciò è riconducibile a due fattori: il primo è che molte specie selvatiche crescevano spontanee nei possedimenti e negli ambienti naturali del territorio e dunque si trattava di raccogliere e nel caso coltivare piante ampiamente disponibili; il secondo è legato al fatto che il capo giardiniere (hortolano domini) e gli agricoltori coltivavano e reperivano piante nell'ambito dei loro incarichi, dunque le poche piante citate sono certamente relative ad acquisti significativi o a piante non facilmente reperibili".

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Non solo i rendiconti delle spese, però, hanno disegnato i giardini, ma anche libri e disegni dell'epoca, come il De Ruralia Commodorum di Piero De' Crescenzi, del 1304 o le cornici miniate del libro di preghiere di Anna di Bretagna di Jean Bourdichon, del 1503. Dal primo, il suggerimento di diverse piante alimentari e medicinali e le informazioni sulle tecniche di coltivazione, che "consente di applicare e riproporre tecniche antiche di fertilizzazione, gestione del suolo e in generale di manutenzione delle piante". Viti, alberi da frutto come cocomeri e meloni, "non ancora così noti all'epoca", cereali e legumi, tra le piante più citate. "Bourdichon ci restituisce invece, attraverso minuziose raffigurazioni botaniche, una panoramica della flora dell'epoca, non solo selvatica, che include anche le prime piante ornamentali importante da Asia e Nord Africa come la rosa di Damasco (Rosa damascena), il giglio di San Antonio (Lilium candidum), il garofano dei poeti (Dianthus barbatus), oltre a trecento specie magistralmente rappresentate dal punto di vista botanico" si legge ancora nell'articolo.

La realizzazione e l'apertura al pubblico del Giardino Medievale non significa che il progetto si sia concluso e non continui il lavoro di arricchimento e perfezionamento. "Ancora oggi prosegue il reperimento di sementi o giovani piante in natura, oltre che con l’aiuto di vivai specializzati. Grazie a questi studi e a un lungo percorso di coltivazione e attecchimento, in giardino prosperano specie poco comuni da vedere in natura e certamente difficili da ammirare in giardino. Alcuni esempi significativi sono Allium triquetrum, Alliun narcissiflorum, Symphytum officinale, Agrimonia eupatoria e Tanacetum parthenium" scrive Santoro.

Un Giardino Medievale che è un'oasi nel cuore di piazza Castello e che è un tesoro di informazioni sulla cultura medievale. Inseritelo nei vostri itinerari turistici in giro per Torino, vale la pena in ogni stagione.


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