A pranzo da Piada Tosta, ambiente dinamico, insalate leggere e saporite

Una giornata calda di fine maggio e un pranzo con la sorella, da fare al volo. Siamo nella zona di riferimento della sorella e quindi è lei che guida e decide dove andare a mangiare, finiamo così da Piada Tosta, che mi piace e mi convince sin dal ciao. In via Sant'Antonio da Padova 14/b, il locale è piccolo, ma accattivante, propone lunghi tavoli con sgabelli, tavolini da 4 e anche da 2; tutto parla di green e di riciclo. La decorazione, così come i contenitori delle bottigliette dei condimenti, per esempio, sono realizzati con i tubi di cartone che contenevano i lucidi dei progetti, arrivati dalla precedente vita del proprietario, un ingegnere che ha deciso di voltare pagina; in alto, una bicicletta appesa al soffitto, fa pensare a uno stile di vita sostenibile; le tasche posteriori dei jeans sono diventate tanti quadri che coprono allegramente una parete. L'ambiente introduce alla filosofia dei piatti, con ingredienti stagionali, ben abbinati e di qualità. Nella stagione f

A Casa Oz, l'accoglienza e il sorriso per le famiglie dei bambini malati

Oleksij ha una decina d'anni, gli occhi azzurri e un'espressione adulta. Entra tre volte nella Biblioteca di Casa Oz: prima lo accompagna un'operatrice, prendono insieme un libro e vanno via; poi, nel giro di pochi minuti, lui torna altre due volte per cambiare il libro, l'ultima con un accennato sorriso divertito. Per Enrica Baricco, fondatrice e presidente di Casa Oz, è un bel segnale, dopo le naturali timidezze iniziali: proveniente dall'area di Odessa e in cura all'Ospedale Infantile Regina Margherita, Oleksij (il nome è di fantasia) inizia a sentirsi come a casa sua, libero di aprire tutte le porte. È arrivato a Torino con la mamma, pochi giorni dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, grazie a una missione della Regione Piemonte. Con loro, hanno trovato ospitalità in Casa Oz altre tre famiglie ucraine, cercando di ricostruire una propria quotidianità, mentre i bambini continuano al Regina Margherita le cure interrotte in patria a causa della guerra.

Casa Oz Casa Oz

Le loro storie impressionano, perché "erano come noi, una delle mamme lavorava in uno studio legale, piccola borghesia la cui vita, già provata dalla malattia di un figlio, è stata completamente sconvolta dalla guerra, con i padri al fronte e loro qui, sospesi, in attesa di futuro, molta voglia di essere indipendenti e di non pesare su nessuno, di farcela con le proprie forze; una prova di dignità che colpisce" commenta Baricco. Appena arrivati, le mamme e gli adulti temevano i rumori insoliti, i bambini controllavano la tenuta dei vetri delle finestre, dettagli della violenza della guerra, che il tempo e l'accoglienza di Casa Oz hanno contribuito ad allontanare. C'è anche un filo di divertimento nel racconto di questo rapporto complicato inizialmente dalle difficoltà della lingua: "Credevo di aver avuto una grande idea, mostrando a uno dei bambini Google Translate, per poter comunicare, ma lui mi ha mostrato subito il suo cellulare, con l'impostazione già sull'italiano" dice sorridendo la presidente.

In corso Moncalieri, in un edificio che trasmette immediatamente l'idea di casa e calore, grazie all'uso del vetro e del legno, le famiglie sono ospitate nei quattro miniappartamenti, dotati di tutti i comfort per l'autonomia; si trovano al piano superiore, in un'ala più isolata e "privata", mentre al piano inferiore ci sono le sale comuni, con le attività diurne che Casa Oz offre tutti i giorni non solo ai piccoli ospiti, ma anche ai bambini e ai ragazzi esterni. Ci sono una trentina di laboratori di musica, di cucina, di arte, di teatro, di sport, che permettono ai ragazzi di stare insieme e di esprimersi secondo le proprie possibilità, con gli altri; all'esterno un piccolo orto e poi gli spazi per il gioco, la socializzazione, le feste di compleanno. Le famiglie ucraine hanno a disposizione un'educatrice professionale, un volontario dedicato e un mediatore linguistico, oltre a tutti gli altri servizi offerti dalla struttura. Per Casa Oz, a cui la Regione Piemonte ha chiesto di ospitare le famiglie, una bella conferma del lavoro tenace portato avanti in questi anni e della credibilità conquistata con i suoi progetti.

Dal 2007, anno in cui ha iniziato le sue attività, ha aiutato 2300 persone provenienti da 40 Paesi e ha ospitato oltre 150 famiglie con figli malati e in cura a Torino. Il vicepresidente Marco Canta ha un ricordo per tutte quelle che sono passate per la casa, per i bambini che, diventati adulti, non hanno smarrito i contatti e per quelli che hanno perso la loro battaglia. "C'è un albero per ricordare una ragazza che non ce l'ha fatta, l'ha voluto piantare sua madre, qui nel giardino di Casa Oz, e ogni tanto viene, per stare, dice lei, con sua figlia" racconta. Per chi lavora in Casa Oz c'è così, oltre al sorriso e all'accoglienza, anche l'incontro con il dolore. Come si gestisce a livello personale e come si conforta chi deve affrontarlo? "Casa Oz è nata perché mia figlia Elena si è ammalata nel 2004 e, frequentando gli ospedali, mi sono resa conto di quanto mancassero servizi di accoglienza, di sostegno alle famiglie che avevano un bambino malato" racconta Enrica Baricco "Fortunatamente Elena è guarita, ma da quell'esperienza è nata l'idea di aprire uno spazio per le famiglie e per i bambini, sia i malati, perché non siano identificati dalla loro malattia, sia i fratelli sani, che devono avere una propria quotidianità non condizionata dalla malattia. Conosco molto bene il dolore che provano, è stato il mio, in qualche modo la mia esperienza è un po' come una corazza, mi aiuta a essere forte e a fare del mio meglio, per offrire accoglienza e quotidianità a chi soffre. La quotidianità, la parvenza di una vita normale, in circostanze così poco normali, sono di grande aiuto e conforto".

Quest'anno Casa Oz celebra i suoi primi 15 anni. Per seguirne le attività Enrica Baricco ha lasciato da tempo lo studio d'architettura che aveva fondato dopo la laurea. "Una struttura come questa richiede impegno costante per funzionare; attualmente ci sono 15 persone che lavorano con noi, con l'aiuto di un'ottantina di volontari" spiega "Ma non è solo la macchina organizzativa della vita quotidiana, che pure richiede attenzione, quanto tutto il lavoro necessario per la burocrazia, i finanziamenti, le opportunità". Torino è una città attenta e sensibile? "Sì, ma potrebbe esserlo di più. In Italia si fatica a capire quanto sia importante la continuità dei finanziamenti: non basta una sola volta, dobbiamo poter contare tutti gli anni sugli aiuti, altrimenti come andiamo avanti? Possiamo fare una programmazione a lungo termine solo grazie alla certezza delle risorse". Anche per questo non mancano campagne e iniziative per raccogliere fondi. L'ultima è Oltre ogni emergenza, promossa in questi giorni: fino al 28 maggio 2022, si potrà sostenere Casa Oz con una donazione di 2 euro per ciascun SMS inviato al 45589 da cellulari WINDTRE, TIM, Vodafone, iliad, PosteMobile, Coop Voce, Tiscali; di 5 o 10 euro per le chiamate da rete fissa TIM, Vodafone, WINDTRE, Fastweb e Tiscali e, sempre per la rete fissa, di 5 euro da TWT, Convergenze, PosteMobile.

Tra le altre attività di finanziamento, ci sono i Magazzini di Oz, di cui vi racconterò presto. Uscendo da questa bella casa e dall'incontro con Enrica Baricco, Marco Canta e con gli educatori, appena intravisti, ma capaci di regalare subito la sensazione di benvenuto, rimangono una serenità e un sorriso. Se hanno fatto bene a me, cosa non devono essere per le famiglie che affidano i loro bambini alle attività diurne della casa o che qui trovano la quotidianità che la malattia ha portato via. Viviamo temi imprevedibili e concitati, sapere che a Torino c'è questa bella oasi laica di pace, inclusione, sostegno, apertura all'altro è di conforto.

Non ho mai letto il Mago di Oz, non ne sono stata attratta da adolescente e poi non ci ho più pensato, ma se ha ispirato un progetto così bello dev'essere una bella avventura: "Come nella storia del Mago di Oz anche nella vita di tutti i giorni vi sono viaggi improvvisi: sono moltissime le famiglie che, da un momento all'altro, si trovano sbalzate in un 'regno nuovo' a causa di una malattia o, come nel caso delle famiglie ucraine, a causa della guerra. In questo mondo i riferimenti di vita sfumano, il futuro è incerto, si è obbligati ad un ripensamento repentino delle proprie priorità e del valore della vita" scrive Francesca Martinengo, l'addetta stampa di Casa Oz in un comunicato. Ripensamento repentino delle proprie priorità e del valore della vita: seguite Casa Oz e, se potete, datele continuità.

Il sito web è www.casaoz.org.

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