A pranzo da Piada Tosta, ambiente dinamico, insalate leggere e saporite

Una giornata calda di fine maggio e un pranzo con la sorella, da fare al volo. Siamo nella zona di riferimento della sorella e quindi è lei che guida e decide dove andare a mangiare, finiamo così da Piada Tosta, che mi piace e mi convince sin dal ciao. In via Sant'Antonio da Padova 14/b, il locale è piccolo, ma accattivante, propone lunghi tavoli con sgabelli, tavolini da 4 e anche da 2; tutto parla di green e di riciclo. La decorazione, così come i contenitori delle bottigliette dei condimenti, per esempio, sono realizzati con i tubi di cartone che contenevano i lucidi dei progetti, arrivati dalla precedente vita del proprietario, un ingegnere che ha deciso di voltare pagina; in alto, una bicicletta appesa al soffitto, fa pensare a uno stile di vita sostenibile; le tasche posteriori dei jeans sono diventate tanti quadri che coprono allegramente una parete. L'ambiente introduce alla filosofia dei piatti, con ingredienti stagionali, ben abbinati e di qualità. Nella stagione f

Il conte (poco) innamorato: l'amore di Camillo Benso di Cavour e Anna Giustiniani

C'è stato un momento in cui il conte Camillo Benso di Cavour era un giovanotto bello e ambizioso, persino conteso tra le dame dell'aristocrazia piemontese, spesso prigioniere di matrimoni combinati e infelici; del resto lui preferiva gli amori poco impegnativi e senza grande futuro, che non gli complicassero troppo la vita: e chi meglio delle aristocratiche infelicemente sposate poteva garantirgli queste caratteristiche?

copertina di Cavour prima di Cavour Conte di Cavour

Impegnato a trovare il proprio posto nel mondo, cadetto senza diritto al patrimonio familiare, passò gli anni della gioventù tra la gestione delle tenute agricole del padre, viaggi alla scoperta dei sistemi politici, sociali ed economici di Francia, Svizzera e Gran Bretagna, dame che lo accompagnavano per qualche tempo, senza chiedergli più del necessario. Tra i venti e i trent'anni, Camillo seminò quello che sarebbe stato: un uomo dell'Ottocento, di idee liberali, ma consapevole della propria classe sociale, interessato al miglioramento della produttività in agricoltura, ma non troppo ai diritti dei contadini e dei mezzadri, che gestiva in modo autoritario; un giovanotto ribelle, di idee troppo aperte, non troppo ben visto nella mediocre dirigenza sabauda della prima metà del secolo, un uomo appassionato, ma incostante nei suoi sentimenti. Ne sa qualcosa Anna Giustiniani, la più famosa delle sue amanti, ovviamente infelicemente sposata.

Di lei parla Franca Porciani in un bel libro dedicato all'artefice dell'Unità d'Italia, Cavour prima di Cavour, che racconta gli anni della sua formazione politica ed economica. Anna e Camillo si conobbero a Genova, dove lei viveva, nel 1830, quando lui era tenente del genio, durante la brevissima carriera militare. Lei era la moglie del marchese Stefano Giustiniani, gentiluomo di camera di re Carlo Felice. Il matrimonio era "decisamente mal assortito: lei appassionata, intransigente, nonché repubblicana convinta; lui cinico, prudente, ben allineato con la monarchia" commenta Porciani "Non bastarono i tre figli a tenerli uniti, mentre Anna andò organizzando un salotto che diventò ben presto il più brillante della città, nonché sorvegliato speciale della polizia torinese". Il primo incontro tra i due amanti avvenne proprio nel salotto di lei e fu colpo di fulmine.

Ma sfortuna volle che mentre Anna sarebbe stata disposta a lasciare tutto per il bel conte, lui non fu colpito da altrettanto entusiasmo. E poi, sottolinea ancora Porciani, "la giovane marchesa rendeva particolarmente difficile la sua posizione perché era di una disarmante sincerità: non faceva niente per nascondere i sentimenti per il giovane conte, tanto che molti aristocratici genovesi erano informati della scandalosa relazione". Gli eventi storici, le idee liberali di Camillo, invise a Corte, quelle repubblicane di Anna, che si presentò a teatro con colori sgargianti, in una Torino ancora in lutto per la morte di re Carlo Felice, separarono gli amanti per qualche tempo (lei, dopo l'episodio a teatro, fu spedita a Milano). In realtà, negli anni della loro relazione fu più il tempo che trascorsero separati che insieme.

Dopo la passione iniziale, si persero di vista per tre anni, durante i quali ebbero altri amori. Si rividero nel 1834, quando Anna tornò a Torino, vissero una parentesi idilliaca durante un soggiorno di lei a Vinadio; prima attraverso un intenso scambio di lettere, appassionatissime da parte di Anna, "che portava alle estreme conseguenze l’idea di amore romantico che imperversava ai suoi tempi, senza preoccuparsi, comunque, delle convenienze". Poi Camillo la raggiunse per alcuni giorni e fu amore, nonostante la presenza di Stefano, il marito di lei.

Si rividero ancora a Genova e lentamente iniziò il distacco del conte dall'amante. Un distacco che divenne definitivo nel 1835, quando lui tornò a Torino da Bruxelles a causa di un'epidemia di colera. Lei tentò di raggiungerlo, ma fu fermata a causa delle quarantene. Poco dopo iniziò il declino mentale di Anna, l'ossessione per l'amore impossibile, le lettere sempre più accorate, fino al suicidio, messo in atto a soli 34 anni, dopo un'ultima lettera disperata all'amante ormai lontano. La riporta Franca Porciani, in un libro davvero affascinante, che offre un bel ritratto, senza indulgenze e per questo più appassionante, del giovane Cavour.


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