A pranzo da Piada Tosta, ambiente dinamico, insalate leggere e saporite

Una giornata calda di fine maggio e un pranzo con la sorella, da fare al volo. Siamo nella zona di riferimento della sorella e quindi è lei che guida e decide dove andare a mangiare, finiamo così da Piada Tosta, che mi piace e mi convince sin dal ciao. In via Sant'Antonio da Padova 14/b, il locale è piccolo, ma accattivante, propone lunghi tavoli con sgabelli, tavolini da 4 e anche da 2; tutto parla di green e di riciclo. La decorazione, così come i contenitori delle bottigliette dei condimenti, per esempio, sono realizzati con i tubi di cartone che contenevano i lucidi dei progetti, arrivati dalla precedente vita del proprietario, un ingegnere che ha deciso di voltare pagina; in alto, una bicicletta appesa al soffitto, fa pensare a uno stile di vita sostenibile; le tasche posteriori dei jeans sono diventate tanti quadri che coprono allegramente una parete. L'ambiente introduce alla filosofia dei piatti, con ingredienti stagionali, ben abbinati e di qualità. Nella stagione f

Le ricette del cuore per i giovanissimi stranieri del progetto Youth & Food

Viviamo tempi inquieti e concitati, che l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha ulteriormente accentuato. Ma non è solo l'Ucraina: guerre e tragedie lontane portano in Italia tanti profughi e non dobbiamo dimenticare i giovanissimi che arrivano da soli; secondo i dati della Direzione Generale dell'Immigrazione del ministero del Lavoro, aggiornati al 31 dicembre 2021, sono 12.284, il 73,5% in più rispetto al 2020. A loro si rivolge un piccolo progetto, Youth & Food – Il cibo veicolo di inclusione, guidato da Slow Food e finanziato nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che ha in Torino una delle città di riferimento (l'altra è Agrigento). E mi piace dare spazio a queste iniziative: c'è come un fil rouge in questa città, faro del pensiero liberale e socialista, che collega la solidarietà contemporanea all'Ottocento di Giulia di Barolo a Giuseppe Cottolengo e Giovanni Bosco.


Il progetto si rivolge a 60 giovanissimi cittadini, arrivati dall'Africa e dal Pakistan senza alcuna protezione, ha una durata di tre anni e intende offrire loro gli strumenti per costruirsi un futuro professionale attraverso il cibo.

A Torino, sedici ragazzi provenienti da Pakistan, Senegal, Maghreb e Somalia frequenteranno una scuola per mediatori gastronomici (e già il concetto è affascinante e anticipa le mescolanze che verranno sulle tavole, mano a mano che i nuovi italiani si integreranno nel nostro Paese). A ogni ragazzo è stata chiesta la ricetta del cuore, utile anche a lavorare sulle loro conoscenze della lingua, dato che hanno dovuto scegliere le parole giuste per descriverla in italiano. "È stato un momento molto particolare perché la maggior parte non mangiava il proprio piatto del cuore da quando ha lasciato il proprio Paese d'origine" commenta Stefano Di Polito, il regista che ha fatto dell'integrazione uno dei temi principali del suo lavoro e che collabora al progetto con la Cooperativa Meeting Service. Le cucine in cui i ragazzi riceveranno formazione professionale sono alle Fonderie Ozanam; sarà "un vero e proprio corso di cucina internazionale che nasce dall'orgoglio della propria provenienza e dalle emozioni che un cibo può suscitare" commenta il comunicato stampa di Slow Food.

Così i giovanissimi senegalesi hanno imparato a cucinare il thiebou dien, i pakistani si sono dedicati al loro biryani e i maghrebini hanno scelto le varianti del couscous. "Non appena finirà il Ramadan ricominceremo con i corsi di cucina internazionale e italiana, accanto alle più classiche lezioni di panetteria e pasticceria, propedeutiche a trovare un tirocinio. I tutor sono selezionati tra giovani nati e cresciuti in Italia ma dello stesso paese di origine dei ragazzi, che è anche un bel modo di far vivere la Torino multietnica. E poi, una sorpresa per chi vorrà seguirci: stiamo pensando a eventi gastronomici e servizi innovativi, in cui i protagonisti sono gli stessi ragazzi, per garantire la sostenibilità economica delle attività" conclude Di Polito.

Non siete già curiosi di sapere come proseguirà la storia di questi ragazzi e di assaggiare i piatti dei loro Paesi?


Commenti