Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

La Fontana dell'Ercole Colosso, meraviglia restituita alla Reggia di Venaria

Alla Reggia di Venaria Reale, è finalmente entrata nel percorso di visita la Fontana dell'Ercole Colosso, frutto di un ambizioso restauro realizzato dalla Consulta di Torino, con Fondazione Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo, Reale Mutua, Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, A.V.T.A. – Amici Reggia Venaria Reale, Iren.

Restauro Fontana dell'Ercole Colosso Restauro Fontana dell'Ercole Colosso

Il complesso, sistemato nel dislivello tra i Giardini e il Parco Basso, fu disegnato tra il 1669 e il 1672 da Amedeo di Castellamonte, "era costituito da scalinate e padiglioni, ninfei e grotte preziosamente decorati, giochi d'acqua e un grandioso apparato decorativo, dominato dall'Ercole Colosso, collocato al centro della grande vasca" spiega il comunicato stampa. Una grandiosa macchina scenografica barocca, ispirata alle architetture romane (mi fa sempre pensare al Serapeion di Villa Adriana, che chiudeva il lungo canale del Canopo) e al dialogo tra la natura idealizzata e l'architettura. "Ideato e realizzato per il loisir e impostato su un raffinato gioco di rimandi allegorici e allusioni mitologiche, dava lustro alla dinastia sabauda, di cui incarnava il desiderio di rivaleggiare con le più grandi corti delle monarchie europee" sottolinea il comunicato.

Ma la gloria dell'Ercole Colosso e della sua fontana durò poco. Terminato il regno di Carlo Emanuele II, cambiati i gusti e intervenute le guerre, l'intero complesso fu smantellato in pochi decenni: statue e apparato decorativo furono utilizzati in altre residenze, quello che restava fu interrato.

Restauro Fontana dell'Ercole Colosso Restauro Fontana dell'Ercole Colosso

Solo in questi ultimi anni, con il cantiere di restauro della Reggia, il più grande d'Europa, l'antico padiglione castellamontiano è ritornato alla memoria, fino al progetto di recupero, frutto di collaborazione tra pubblico e privato. Il restauro tiene ben separate e leggibili le strutture originarie dagli interventi contemporanei, si basa, spiega l'architetto Gianfranco Gritella, che lo firma, di un "'intervento leggero', richiamato a dare forza all'idea di un restauro sostenibile, attraverso l'uso di due materiali storici, legno e ferro, entrambi utilizzati con sistemi di montaggio che ne consentono una completa reversibilità". L'approccio usato è quello archeologico, che consolida l'esistente, lasciandolo a vista, e aggiunge elementi contemporanei, che ricostruiscono la memoria di quanto è andato perduto. Per esempio, "all'interno delle 'grotte' del ninfeo, sono stati restaurati i mosaici con centinaia di conchiglie impiegando parte del materiale originario ritrovato negli scavi e parte mediante calchi e impronte ricavate dalle conchiglie ancora in sito"; ma "le parti del ninfeo più importanti dal punto di vista architettonico sono state reintegrate all'acquerello ricomponendo a colori sottotono le decorazioni perdute là ove si avevano tracce e residui tali da comprenderne il disegno perduto". Si è ricostruita memoria, senza tradire quello che è davvero rimasto. Un altro esempio sono le belle coperture piane laterali, realizzate per ricordare le antiche scale monumentali che dalla Reggia scendevano alle "grotte", riprendendone l'andamento sinusoidale. "La disposizione radiale dei pilastri in acciaio fa sì che il loro ingombro sia nettamente inferiore a qualsiasi altra soluzione tecnologica consentendo di alleggerire l’impatto formale. La profondità e il ritmo di ciascun gradone, con settori curvilinei uguali tra loro per entrambe le due 'tenaglie', corrispondono alla scansione gradinate/pianerottoli che caratterizzava le due scale secentesche"

Il caldo allucinante di questi giorni mi impedisce di fare molte cose, ma non appena le temperature torneranno umane, la Reggia di Venaria Reale sarà un must, per vedere finalmente dal vivo questo restauro grandioso, che restituisce l'ultimo tassello del suo antico splendore.

Le foto sono di Andrea Vallone (la prima) e Paolo Robino (le altre).


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