La Manica della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, colorato e accogliente

Un edificio degli anni '50, in corso Lione, trasformato in La Manica, un collegio universitario da 41 posti, a pochi passi dal Politecnico e a poca distanza dalle fermate dei bus che conducono verso le diversi sedi universitarie sparse in città. È la bella operazione appena completata dalla Fondazione Collegio Universitario Einaudi, che, spiega nel comunicato stampa, "è impegnata nel rinnovamento di tutte e cinque le proprie residenze e nel recupero di immobili di proprietà fino ad oggi adibiti ad altri usi, con l'obiettivo da una parte di adeguarle a esigenze e standard della vita contemporanea, dall'altra di ampliare il numero di posti di studio e contribuire così all'aumento di questo tipo di offerta da parte del Sistema Universitario Torinese". La ristrutturazione de La Manica è piuttosto interessante perché garantisce ai 41 studenti non solo spazi privati dotati di tutti i comfort, manche ampi luoghi di socializzazione. Realizzata su progetto di DAR

La leggenda del Grande Torino è un documentario, a 65 anni da Superga

"A Ceuta tutto finisce nell'acqua salata, nel mare o nelle lacrime" diceva uno dei protagonisti della serie spagnola El Principe, per spiegare la propria città. Mi viene in mente dopo aver visto La leggenda del Grande Torino, il bel documentario realizzato da Mario Gago per Toro News e per Wanderers, el fútbol del pueblo, perché per il Torino tutto finisce sempre a Superga. Si possono celebrare le gioie in piazza San Carlo, si può regalare la sciarpa granata a Emanuele Filiberto. Ma alla fine si torna sempre a Superga, affinché il Grande Torino sia testimone dell'acqua salata granata.
Il documentario, realizzato per ricordare i 65 anni dalla tragedia di Superga, dura una ventina di minuti, raccoglie i ricordi di Sandro Mazzola (che non parla di 'mio padre' ma di 'mio papà'), offre le fotografie mille volte viste, e sempre nuove, dei campioni granata caduti a Superga, ricorda i gesti d'omaggio e d'affetto di alcune delle più gloriose squadre sudamericane, dal River Plate al Corinthians, nei confronti del Toro Caduto. C'è il ricordo del trombettiere del Filadelfia, del quarto d'ora granata e delle maniche tirate su da capitan Mazzola e alzi la mano il bambino granata che, al sentir raccontare le gesta di Valentino e i gol rifilati agli avversari in pochi minuti, non abbia sentito che quella era la sua squadra e lo sarebbe stata per sempre. Anche quando si fa segnare un gol al 90° e anche quando ricorda il leggendario quarto d'ora e rivolta il senso di una partita in pochi minuti. Anche quando si perde una coppa UEFA senza aver perso la doppia finale, anche quando si sbaglia un rigore e, di nuovo, si perde l'ingresso in Europa League senza aver perso la partita.
Alla voce narrante italiana si sovrappone, di tanto in tanto, una voce spagnola. E per chi ha deciso che una delle maggiori perdite di tempo nelle relazioni con gli spagnoli è proprio parlare di fútbol, data la convinzione dei cugini di essere sempre migliori (succedeva prima che imbroccassero la giusta generazione e vincessero tutto, figuratevi adesso, che si chiedono se almeno il Brasile è alla loro altezza), è davvero emozionante sentire il rispetto e l'ammirazione con cui si racconta il Grande Torino (geniale che il racconto dei funerali in piazza Castello sia stato affidato alla voce spagnola). E' un documentario affettuoso, che cerca di ricostruire un'epoca e un sentimento; se siete granata, attenti alle lacrime d'emozione, orgoglio e affetto.



Commenti