Tre visite al cantiere di restauro della Fontana del Nettuno di Villa della Regina

L'ingresso a Villa della Regina, la residenza sabauda più panoramica di Torino, avviene attraverso un lungo viale, in salita, chiuso dal grandioso Grand Rondeau, al cui centro c'è la Fontana del Nettuno. È affiancata da due monumentali scalinate laterali simmetriche, disposte a tenaglia, mentre lo sguardo è già attirato dalla villa, finalmente a due passi. Le simmetrie scenografiche, l'asse visuale, la meraviglia sono tutti elementi del barocco torinese che trovano espressione in questa residenza. Saranno ancora più leggibili dopo il restauro delle sculture della fontana, che parte in questi giorni e che avviene grazue al lavoro degli studenti del primo anno del settore di specializzazione in Materiali lapidei e derivati; Superfici decorate dell'architettura del Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Torino, in convenzione con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale&q

La leggenda del Grande Torino è un documentario, a 65 anni da Superga

"A Ceuta tutto finisce nell'acqua salata, nel mare o nelle lacrime" diceva uno dei protagonisti della serie spagnola El Principe, per spiegare la propria città. Mi viene in mente dopo aver visto La leggenda del Grande Torino, il bel documentario realizzato da Mario Gago per Toro News e per Wanderers, el fútbol del pueblo, perché per il Torino tutto finisce sempre a Superga. Si possono celebrare le gioie in piazza San Carlo, si può regalare la sciarpa granata a Emanuele Filiberto. Ma alla fine si torna sempre a Superga, affinché il Grande Torino sia testimone dell'acqua salata granata.
Il documentario, realizzato per ricordare i 65 anni dalla tragedia di Superga, dura una ventina di minuti, raccoglie i ricordi di Sandro Mazzola (che non parla di 'mio padre' ma di 'mio papà'), offre le fotografie mille volte viste, e sempre nuove, dei campioni granata caduti a Superga, ricorda i gesti d'omaggio e d'affetto di alcune delle più gloriose squadre sudamericane, dal River Plate al Corinthians, nei confronti del Toro Caduto. C'è il ricordo del trombettiere del Filadelfia, del quarto d'ora granata e delle maniche tirate su da capitan Mazzola e alzi la mano il bambino granata che, al sentir raccontare le gesta di Valentino e i gol rifilati agli avversari in pochi minuti, non abbia sentito che quella era la sua squadra e lo sarebbe stata per sempre. Anche quando si fa segnare un gol al 90° e anche quando ricorda il leggendario quarto d'ora e rivolta il senso di una partita in pochi minuti. Anche quando si perde una coppa UEFA senza aver perso la doppia finale, anche quando si sbaglia un rigore e, di nuovo, si perde l'ingresso in Europa League senza aver perso la partita.
Alla voce narrante italiana si sovrappone, di tanto in tanto, una voce spagnola. E per chi ha deciso che una delle maggiori perdite di tempo nelle relazioni con gli spagnoli è proprio parlare di fútbol, data la convinzione dei cugini di essere sempre migliori (succedeva prima che imbroccassero la giusta generazione e vincessero tutto, figuratevi adesso, che si chiedono se almeno il Brasile è alla loro altezza), è davvero emozionante sentire il rispetto e l'ammirazione con cui si racconta il Grande Torino (geniale che il racconto dei funerali in piazza Castello sia stato affidato alla voce spagnola). E' un documentario affettuoso, che cerca di ricostruire un'epoca e un sentimento; se siete granata, attenti alle lacrime d'emozione, orgoglio e affetto.



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