Tre visite al cantiere di restauro della Fontana del Nettuno di Villa della Regina

L'ingresso a Villa della Regina, la residenza sabauda più panoramica di Torino, avviene attraverso un lungo viale, in salita, chiuso dal grandioso Grand Rondeau, al cui centro c'è la Fontana del Nettuno. È affiancata da due monumentali scalinate laterali simmetriche, disposte a tenaglia, mentre lo sguardo è già attirato dalla villa, finalmente a due passi. Le simmetrie scenografiche, l'asse visuale, la meraviglia sono tutti elementi del barocco torinese che trovano espressione in questa residenza. Saranno ancora più leggibili dopo il restauro delle sculture della fontana, che parte in questi giorni e che avviene grazue al lavoro degli studenti del primo anno del settore di specializzazione in Materiali lapidei e derivati; Superfici decorate dell'architettura del Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Torino, in convenzione con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale&q

Quando in corso Vigevano e in corso Mortara erano tutte fabbriche

Alla ricerca di materiale per uno dei prossimi post di Rotta su Torino sulle grandi fabbriche dismesse, mi sono imbattuta in foto preziose della Torino com'era, lì, in quella estesa area industriale, sull'asse via Livorno-corso Mortara-via Cigna. Fino agli anni '70 e '80 del secolo scorso, si trovavano le fabbriche delle grandi industrie metallurgiche torinesi, gli stabilimenti di Fiat e del suo indotto per la produzione di motori e pneumatici. Si passava sul cavalcavia di corso Vigevano, sotto il quale rimaneva la piccola Stazione Dora, ridotta a un edificio quasi insignificante dal grande viadotto e dalla rete di strade che vi si incrociavano, e si entrava in un mondo di ciminiere e fumi che sapeva più di grande America che della Torino che si frequentava abitualmente.

Una volta qui erano tutte fabbriche, si potrebbe dire, perché era così, da via Cigna in poi, fino a via Borgaro, erano davvero tutte fabbriche, a cui tutto era stato sacrificato persino la Dora (ancora oggi nascosta da solette di pesantissimo cemento armato). Il paesaggio urbano da allora è molto cambiato, soprattutto nel tratto tra la Stazione Dora e via Borgaro, lungo corso Mortara (e anche su via Livorno); le grandi fabbriche hanno lasciato il posto al Parco Dora e ad aree residenziali. E' ancora in cerca d'autore tra via Cigna e corso Vigevano, in quell'area denominata Spina 4, in cui i grandi stabilimenti sono stati in parte salvati, per trovare altre destinazioni d'uso, siano a sfondo culturale, sociale o commerciale, e in parte abbattuti.

Bisognerà parlare di questi grandi gioielli di architettura industriale, che sono stati parte della storia del nostro Paese e che non sempre sono stati conservati (ma quanti sono i preziosi edifici entrati nella storia dell'architettura italiana, che Torino non ha saputo ricollocare e/o riqualificare?). Adesso, a parlare di quella Torino, al di là delle possibili considerazioni, queste fotografie, che, confrontate con lo stato di oggi, su Google Earth, raccontano come eravamo.


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