La notte che verrà, installazione itinerante di luci e suoni per la rinascita della Dora

Un'installazione di luci e suoni che il 28 luglio 2021 dalle ore 22 percorrerà entrambe le rive della Dora, dal Campus Einaudi al Parco Dora, per celebrare il via a 19 progetti che cambieranno il volto ai quartieri che vi si affacciano, migliorando la qualità della vita dei residenti. La notte che verrà , questo il suo nome, " trasporterà, cullata dal fiume, le voci, le lingue e le storie narrate dagli abitanti dei quartieri lungo il suo corso" spiega il comunicato stampa "I ponti di luce, trasportati da veicoli 100% elettrici, si muoveranno lungo gli argini del fiume e andranno a valorizzare, grazie al disegno luminoso, i luoghi simbolo dei quartieri. Sarà una coreografia in movimento che toccherà i ponti Carpanini, Livorno e Washington; che visiterà il Parco Dora, la Biblioteca Italo Calvino, il Campus e Borgo Dora, tutti luoghi simbolo di inclusività e condivisione. Ponti di luce tra le persone che condividono uno spazio sia reale, sia interiore. Al termine del pe

Quando Vittorio Emanuele I tornò a Torino (nel quadro di Bagetti)

Il 20 maggio 1814, re Vittorio Emanuele I di Savoia ritornava a Torino, dopo l'esilio in Sardegna a cui l'aveva costretta l'occupazione napoleonica del Piemonte. I torinesi celebrarono il ritorno del loro sovrano con la costruzione della chiesa della Gran Madre, diventata presto una delle icone predilette, grazie anche alla sua magnifica posizione.

Palazzo Reale conserva un acquerello di Giuseppe Pietro Bagetti, che riproduce il solenne ingresso di re Vittorio Emanuele nella sua capitale, dall'attuale corso Moncalieri, attraverso il ponte di pietra costruito da Napoleone. Di qui il re ha attraversato la grande esedra alberata, antenata di piazza Vittorio Veneto ed è risalito lungo via Po (allora Contrada di Po) fino a Palazzo Reale. Il quadro dà un'idea della solennità del momento, ma anche della Torino dell'inizio del XIX secolo.

Ritorno del Re by Bagetti

Colpiscono le dimensioni della grande esedra alberata, voluta dalle autorità francesi, per sottolineare e accompagnare l'ingresso in città. A vedere il quadro, doveva andare dall'attuale corso San Maurizio fino a via Giolitti.... immaginate cosa doveva essere accolti a Torino da un semicerchio di alberi che indirizzavano verso via Po, quale maestosità dovevano trasmettere. Sul Po, alla destra del ponte di pietra, si vede il quartiere del Moschino, di cui si è già parlato su Rotta su Torino, sia per la sua cattiva fama sia per il mondo che lo abitava; si trovava al livello delle acque del fiume, mentre la futura piazza Vittorio Veneto è stata già 'rialzata' per essere all'altezza del ponte di pietra (in realtà tra via Po e il ponte Vittorio Emanuele c'è un dislivello di 6 metri, che nel profilo della piazza non si nota, grazie al gioco dei portici). Immaginate che lavori ingegneristici devono essere stati realizzati dopo la demolizione del Moschino, per la costruzione dei Murazzi e per la messa in sicurezza del quartiere retrostante, portato ad un'altezza meno pericolosa in caso di piena del Po.

Dal quadro si deduce che sì, una volta era tutto campagna. Non solo non esistevano le vie retrostanti i Murazzi e piazza Vittorio Veneto, ma, ovviamente, neanche la Vanchiglia, Barriera di Milano. Si vede una campagna punteggiata di edifici, probabilmente non solo cascine, visto che alcuni sembrano avere un certo valore architettonico e visto che storicamente in quell'area c'erano la Polveriera e la Manifattura Tabacchi, sorta sulle rovine del Castello di Regio Parco.

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