La notte che verrà, installazione itinerante di luci e suoni per la rinascita della Dora

Un'installazione di luci e suoni che il 28 luglio 2021 dalle ore 22 percorrerà entrambe le rive della Dora, dal Campus Einaudi al Parco Dora, per celebrare il via a 19 progetti che cambieranno il volto ai quartieri che vi si affacciano, migliorando la qualità della vita dei residenti. La notte che verrà , questo il suo nome, " trasporterà, cullata dal fiume, le voci, le lingue e le storie narrate dagli abitanti dei quartieri lungo il suo corso" spiega il comunicato stampa "I ponti di luce, trasportati da veicoli 100% elettrici, si muoveranno lungo gli argini del fiume e andranno a valorizzare, grazie al disegno luminoso, i luoghi simbolo dei quartieri. Sarà una coreografia in movimento che toccherà i ponti Carpanini, Livorno e Washington; che visiterà il Parco Dora, la Biblioteca Italo Calvino, il Campus e Borgo Dora, tutti luoghi simbolo di inclusività e condivisione. Ponti di luce tra le persone che condividono uno spazio sia reale, sia interiore. Al termine del pe

Il Monte dei Cappuccini dal Parco del Valentino, nel XIX secolo

Di tanto in tanto, dal web arrivano foto d'epoca che raccontano la Torino perduta. Come questa, che mostra il Monte dei Cappuccini dal Parco del Valentino. Si vedono il ponte Maria Teresa, che fu il più bello di Torino per buona parte dell'Ottocento: fu costruito negli anni '40 del XIX secolo, porta il nome di Maria Teresa d'Asburgo-Este, moglie di re Carlo Alberto, fu l'unico ponte di acciaio e sospeso costruito a Torino; dopo la sua demolizione, Torino non ebbe più il coraggio di osare con i nuovi materiali dell'architettura e dell'ingegneria e tornò alla pietra e ai mattoni della città storica.

Monte dei Cappuccini d'epoca Monte dei Cappuccini oggi

Sull'altra riva del Po, si leggono la cupola della Gran Madre, oltre la collina dei Cappuccini, e, più in primo piano, non essendoci gli alti alberi che la caratterizzano oggi, le casupole del borgo e le centinaia di panni stesi al sole; siamo in una delle aree dei lavandai torinesi. E probabilmente, noi del XXI secolo, non ci abitueremo mai all'idea che il saluto di Torino arrivava dai panni stesi al sole e dai lavandai alle prese con il loro durissimo lavoro, lungo il fiume; non c'erano le lavatrici e Torino era anche questo. Rivedere le foto della città di poco più di un secolo fa ci ricorda quello che eravamo, che non sempre è meglio di quello che siamo.


Commenti