I Garages Riuniti, i primi punti vendita Fiat, così liberty

Tra l'Ottocento e il Novecento, non si trattava solo di produrre le prime automobili, ma anche di venderle. Non che i numeri permettessero le reti di vendita come quelle che vediamo oggi: nei primi anni del XX secolo, la produzione della Fiat non arrivava alle 100 unità annue. Ma, essendo nata come industria dell'auto, a differenza di altre case torinesi, nate dalla passione e dagli studi dei loro fondatori, la Fiat iniziò presto a pensare come vendere le sue auto, non solo attraverso le Esposizioni Internazionali. Così nel 1906 venne fondata la società Garages Riuniti F.I.A.T.-Alberti-Storero, che dava vita a diversi punti vendita in Italia: i clienti potevano trovarvi anche gli accessori, i ricambi, anche la benzina, che all'epoca non aveva una rete di distribuzione, per ovvie ragioni.

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Uno dei primi garages torinesi, così si chiamavano questi punti vendita, era in corso Massimo d'Azeglio, davanti al Parco del Valentino. I garages si distinguevano per avere tutti un'architettura più o meno simile e questo torinese, uno dei prototipi, era di chiaro gusto liberty. Su due piani, presentava una facciata simmetrica, con la parte centrale con un frontone e un balcone che ne sottolineavano l'importanza; le finestre erano finemente decorate, separate da curiose colonne, anch'esse con ricche decorazioni; la chiusura superiore era caratterizzata da una balaustra di gusto liberty. Tutto l'edificio era deliziosamente elegante, rispondeva all'epoca in cui l'art nouveau rappresentava l'avanguardia nelle arti e, dunque, ben si prestava a rappresentare anche il nuovo stile di vita che le automobili e il loro mondo proponevano; insieme alle auto, infatti, i garages vendevano capi di abbigliamento che richiamavano l'automobile e che erano richiesti dal gusto del tempo per il suo uso.

Sul web circolano ancora le foto dell'edificio di corso Massimo d'Azeglio, oggi sostituito da uno dei tanti palazzi costruiti nel secondo dopoguerra. Averlo perso è un po' un peccato.


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