Torinesi per sempre: chef Carlo Bigi, Torino città cosmopolita a misura d'uomo

  Carlo Bigi, nato a Torino, 34 anni, Executive chef allo Sleepy Hollow Country Club (NY), vive a Greenwich, negli USA Hanno lasciato Torino per amore, lavoro, avventura, ma non si sono liberati di lei. Per questo raccontano la loro Torino da lontano: cosa amano e cosa detestano della città, in cosa si riconoscono e a cosa si ribellano, quali sono i posti che non smettono di frequentare quando tornano e quanto si rimane torinesi inside , anche vivendo altrove. Grazie a tutti loro, per il loro tempo e per il loro affetto che non muore per questa città. C'è bisogno anche di loro, per ripensarla.  - Torinesi inside per sempre? Cosa sente di aver conservato di torinese nel suo bagaglio personale? Assolutamente si, sempre torinese e quasi con l'obbligo di raccontare la città agli stranieri, che purtroppo non la conoscono. Di torinese conservo la riservatezza, non sento il bisogno di informare tutti di tutto quello che mi accade quotidianamente - Torino vista da fuori: la qualit

Le proposte bocciate (meno male) per il concorso al Monumento al Duca d'Aosta

Alla morte di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, generale invitto della Terza Armata, durante la Prima Guerra Mondiale, avvenuta nel 1931, il regime fascista decise di dedicargli un monumento a Torino, l'antica capitale del Regno d'Italia. L'idea era di esaltare non solo la figura del Duca scomparso, ma anche, attraverso di lui, i valori retorici del nuovo Governo (Emanuele Filiberto fu molto vicino a Benito Mussolini e, di fatto, una delle personalità che più si spesero per lui all'interno della Casa Reale, tanto che il Duce lo considerava un possibile sostituto di re Vittorio Emanuele III, se questi si fosse opposto al suo Governo). Torino non mancava di piazze per ospitare il nuovo monumento e la scelta ricadde su piazza Vittorio Veneto.

Monumento Emanuele Filiberto Monumento Emanuele Filiberto

Fu quindi indetto un concorso, che coinvolse numerosi artisti e che testimonia oggi, nelle foto che si vedono nel web, l'interpretazione della figura del Duca invitto negli anni del fascismo. Era un'epoca di grande retorica bellica, di uomini valorosi che andavano incontro al nemico con coraggio e valore, di duci, nel senso romano del termine, che conducevano il proprio popolo alla vittoria finale e all'affermazione del proprio posto nella Storia. Così in tutti i modelli proposti, che Emanuele Filiberto fosse a cavallo o fosse a piedi, risalta la sua forza, il suo carisma di leader, la sua capacità di "condurre" i suoi soldati verso il trionfo. Soldati che appaiono diritti, forti e coraggiosi, in attesa dell'ordine fatale, che emergono dalle trincee, in cui tanti di loro persero la vita valorosamente. Con loro le vittorie alate e le figure della mitologia classica al servizio del regime.

Vedere questi monumenti, così esplicitamente fascisti, nei toni e negli obiettivi, non è di per sé impressionante. Impressionante è immaginarli in piazza Vittorio Veneto, avessero come sfondo scenografico la Gran Madre o l'ingresso aulico a via Po e, in ultima istanza, Palazzo Madama. Così monumentali, enormi e in qualche modo tronfi, niente avevano a che vedere con il rigore anche geometrico della piazza aperta sul fiume, storicamente alla ricerca del rapporto con il fiume. Come interrompere quel rapporto, per secoli aspirazione di Torino (si mantenne l'inclinazione di via Po sullo scacchiere di memoria romana proprio per garantire l'accesso all'unico ponte sul fiume!), con un monumento, per quanto dedicato a un valoroso generale?

Monumento Emanuele Filiberto Monumento Emanuele Filiberto


Difficoltà tecniche ed economiche spinsero poi a costruire il monumento dove lo vediamo oggi, sul lato orientale di piazza Castello, con la facciata medievale di Palazzo Madama come sfondo. Nell'opera di Eugenio Baroni, lo scultore che vinse il concorso, ma che morì prima di poterla realizzare, il Duca d'Aosta, in divisa militare, è la figura centrale su un podio, ai suoi lati, appoggiati ad alti parallelepipedi, simboli di trincee e di rifugi, soldati valorosi sono in attesa dei suoi ordini, rappresentando la fedeltà e la lealtà dell'esercito al suo condottiero. I tre complessi scultorei sono sistemati su un'alta piattaforma, che li fa emergere dalla piazza e attira l'attenzione su di loro (oggi purtroppo usata dai turisti come sede di riposo, mancando di rispetto al senso del monumento).

Di tutti i modelli proposti, ancora rintracciabili nel web (una bella raccolta su Torino Storia), è probabilmente il più convincente, quello meno retorico e che meglio restituisce le doti militari di Emanuele Filiberto e la dedizione dei suoi uomini.


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