50 anni di FUORI! e lotte LGTB, in mostra al Polo del '900

Per celebrare i 50 anni dalla nascita del primo movimento per i diritti delle persone omosessuali, FUORI!, il Polo del '900 e il Museo Diffuso della Resistenza (corso Valdocco 4a) hanno preparato la mostra FUORI! 1971 – 2021. 50 anni dalla fondazione del primo movimento omosessuale in Italia , che potrà essere visitata dal 23 settembre al 24 ottobre 2021 (orario martedì-domenica, ore 10-18, ingresso gratuito). Il percorso espositivo ripercorre le tappe salienti e indaga i protagonisti del FUORI!, lungo il decennio 1971-1981, in cui movimento e rivista convissero; emerge, forte, la figura del suo fondatore Angelo Pezzana, presidente della Fondazione Penna/FUORI!, ispiratore dello spirito del Fuori!. Vari focus e approfondimenti fotografano il contesto storico-sociale prima della nascita del movimento italiano, con un ampio spazio alla rete di relazioni con il mondo dell'arte e della letteratura internazionale che Pezzana seppe tessere, avendo come base la libreria Hellas di Tori

Alessandra Giovanile: con Virna Mejetta vi racconto le Bastarde di Francia

Il titolo energico, Bastarde di Francia, annuncia una storia romanzesca, nella Francia dei moschettieri. Nel 1630, i destini di Madeleine Pidoux, giovane nipote del Cardinale Richelieu, che i giochi di potere vorrebbero trasformare in favorita del duca Vittorio Amedeo I di Savoia, e di Cécile de La Baume, che paga con la prigionia un atto di disobbedienza della sua famiglia al sovrano, si stanno per incrociare. E attraverso loro e le loro ribellioni, la Francia di Luigi e del Cardinale, dei moschettieri immortalati da Alexandre Dumas, appare per la prima volta da un punto di vista femminile. Il libro, in uscita il 25 maggio 2021 (primo suggerimento per l'estate imminente!), è il romanzo d'esordio della torinese Alessandra Giovanile (blogger di Ricette di cultura) e della milanese Virna Mejetta. È Alessandra a raccontare questa nuova avventura.

Alessandra Giovanile Bastarde di Francia
Alessandra Giovanile (sin), la copertina di Bastarde di Francia, suo romanzo d'esordio con Virna Mejetta (des)

- Una a Torino e l'altra in giro per il mondo. Come vi siete conosciute?
In un sito di fanfiction sui Tre moschettieri, una serie della BBC. Stavamo entrambe scrivendo una storia ambientata in quel contesto e abbiamo iniziato a leggerci e a parlare dei nostri racconti, poi abbiamo iniziato a sentirci anche al di fuori ed è nata l'idea di unire le due storie. Stesso periodo storico, stesso contesto, entrambe con donne protagoniste, ci siamo dette perché non farle incontrare? E poi, ma perché non raccontare la storia dall'inizio? Il mio racconto, incentrato su Madeleine, aveva possibili sviluppi in Savoia, perché volevo raccontare della Torino dell'epoca, il racconto di Virna, con Cécile come protagonista, era molto legato alla Francia, anche se Cécile è di madre italiana, una Orsini, lontana parente di Maria de' Medici. Di lì è partito tutto.

- Lavorare a un romanzo a quattro mani, come si dividono i ruoli?
Non c'è stata una divisione vera e propria, ma uno scambio continuo di informazioni e opinioni. Ovviamente Madeleine l'ho diretta di più io e Virna ha diretto di più Cécile, ma ci sono tutta una serie di personaggi comuni che abbiamo costruito insieme, sentendoci tantissimo. Abbiamo avuto entrambe una visione molto cinematografica della storia, questo ha facilitato anche gli scambi che abbiamo avuto. Se abbiamo immaginato eventuali attrici per le protagoniste? No, onestamente, mi sono resa conto che con le tue creature diventi molto perfezionista e diventa difficile immaginare chi possa interpretarle.

- Piacere e difficoltà di un romanzo storico scritto in due
Il piacere è la costruzione del mondo in cui si muovono i personaggi. All'inizio era solo un'ispirazione data dalla serie che abbiamo visto e da altre cose viste o lette di quell'epoca, poi, mano a mano, ci sono stati gli approfondimenti, io mi sono appassionata alla Parigi dell'epoca, attraverso le mappe, con cui verificavo che tutto fosse plausibile. La cosa bella era leggere le parti scritte da Virna e vedere quel mondo immaginato raccontato da un'altra persona, c'era come la percezione che fosse vero. La difficoltà è stata la distanza geografica: Virna ha vissuto molto all'estero per il lavoro del marito ingegnere di grandi opere; mentre scrivevamo era in Colombia. Potevamo vederci solo nei suoi ritorni in Europa e non poterci confrontare di persona, non poter fare insieme gli schemi dei personaggi secondari, per stabilire le loro linee narrative, è stata la cosa più difficile.

Alessandra e Virna
Virna Mejetta (sin) e Alessandra Giovanile (des)

- Qual è la cosa che ti ha divertito scrivere e quale passaggio, se c'è stato, ti ha tolto il sonno, per trovare la soluzione adeguata?
Mi ha divertito raccontare i giochi di potere parigini, la malizia, più che la cattiveria, in certi dialoghi dalle battute sottili, i giochi di parole. Il cardinale Richelieu e Luigi XIII sono le due figure politiche più importanti e ovviamente ho sentito più vicino il cardinale proprio per questo. Virna invece era più vicina a re Luigi XIII e secondo me, essendo lei molto appassionata di gialli, lei si è divertita di più quando assassinavamo qualcuno. Non direi ci siano stati passaggi che ci abbiano tolto sonno. Il dubbio che abbiamo avuto riguarda Vittorio Amedeo I, che nel nostro romanzo è un principe già sposato con Cristina di Francia e che, capriccioso e potente, si invaghisce di Madeleine e la vuole a tutti i costi, usando il proprio potere. In realtà il Duca era un uomo molto mite, si dice che quando ha sposato Cristina abbia congedato le sue amanti, amava passeggiare e la solitudine; ma noi volevamo un personaggio molto più forte e determinato: la nostra storia si intreccia con un momento storico, quello dell'imminente firma del Trattato di Cherasco, dopo la guerra tra Francia e Spagna con la Savoia in mezzo, e volevamo un personaggio che smuovesse le acque. Abbiamo deciso di adattare Vittorio Amedeo alle nostre esigenze e di renderlo romanzesco, così gli abbiamo dato elementi di irruenza presi da suo padre, Carlo Emanuele I.

- Madeleine e Cécile hanno qualcosa di voi? Cosa apprezzi di loro?
Cécile è Virna, lo hanno detto persone che la conoscono bene e hanno letto il libro. È ovviamente un mondo molto diverso dal nostro, le donne avevano altri valori e stili di vita, non ci sono caratteristiche in cui riconoscersi. Forse avrei voluto avere le capacità di Madeleine di muoversi nei salotti, di saper conversare, rispondere e interagire con persone molto diverse; a 17 anni, la sua età, io ero timidissima e mi facevo i discorsi a posteriori. Di mio lei ha probabilmente la gestualità, amo, come lei, tormentare le stoffe, e la golosità. Cécile è una guerriera nell'approccio con le persone, testarda, a differenza di Madeleine che cerca di mediare, Cécile è più ariete di sfondamento, Virna teneva molto a questo aspetto, come una proiezione ideale di se stessa.

- Dopo il romanzo d'esordio, avete altri progetti insieme?
Progetti e idee tantissimi! Abbiamo praticamente pronta la seconda parte di Bastarde di Francia; le due linee narrative possono infatti riprendere facilmente e abbiamo pronti i futuri sviluppi. Ma ci piacerebbe raccontare altre storie, in altre epoche; per esempio, abbiamo in mente qualcosa nella Barcellona tra fine Ottocento e inizio Novecento. Chissà!


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