Photocall, la mostra più glamour al Museo Nazionale del Cinema

La mostra più glamour della stagione è al Museo Nazionale del Cinema, si intitola Photocall. Attrici e attori del cinema italiano e rende omaggio non solo ai divi del nostro cinema, ma anche ai loro fotografi, senza i quali, bisogna dirlo, non esisterebbero divismo né popolarità. Fotografie scattate sui set cinematografici, rubate dai paparazzi, fatte sui tappeti rossi dei Festival di tutto il mondo, a incarnare il sogno che il cinema è sempre stato, sin dalla sua nascita. E ci si sente un po' protagonisti all'inizio di questa mostra, quando, sotto la cupola della Mole Antonelliana, c'è un piccolo red carpet pensato per i visitatori, con la gigantografia di alcuni fotografi torinesi che accolgono i visitatori tra flash: ci si muove, ci si gira e ci si sente una star! Poi inizia il percorso espositivo, lungo la sala elicoidale che percorre la cupola. In quattro sezioni, Attrici e attori contemporanei , Dive Pop e Italian Men , Icone della rinascita e Ritratto d'

TorineSÌ: Maria Elena Gutierrez, se a Torino ci fosse un Museo per i Bambini


Maria Elena Gutierrez, nata a Tepatitlán (Messico), cresciuta a Los Angeles, laureata in Letteratura e Cinema
CEO e direttrice del VIEW Fest e della VIEW Conference (17-22 ottobre 2021)

Sono arrivati a Torino per scelte sentimentali, familiari, professionali o magari perché un giorno ci sono passati, se ne sono innamorati e hanno fatto di tutto per non andare via. Il loro sguardo racconta aspetti della città che chi è nato e vissuto qui non vede, magari per abitudine, e offre muovi stimoli e nuovi suggerimenti (vedrete, mano a mano, diversi fili conduttori, nelle loro parole). Sono i TorineSÌ per scelta, quelli che hanno lasciato le loro zone comfort per aprire una nuova pagina di vita in città.
E grazie a tutti loro per il tempo, lo sguardo, le idee sulla Torino che vedono e quella che potrebbe essere.



- Quando e perché ha scelto Torino? La prima immagine e la prima impressione della città, all'arrivo.
Per essere del tutto sincera, a portarmi a Torino è stato l'incontro con mio marito, un torinese che ho incontrato in California e che ho seguito qui. Ma accanto a questa storia d'amore personale ne stava crescendo da tempo un'altra, diciamo un innamoramento per la tradizione culturale di questa città. Avevo scoperto la letteratura italiana attraverso Cesare Pavese, e poi l'avevo esplorata attraverso Beppe Fenoglio, Natalia Ginzburg, Elio Vittorini, Primo Levi, insomma il mondo della Einaudi; ma anche il cinema italiano mi aveva spesso offerto scorci torinesi. Attraverso quella esperienza avevo costruito una immagine intellettuale di Torino che si incrociava con la città fisica, ancora a me ignota. L'esperienza diretta non mi ha certo delusa, anzi, ho ritrovato molte atmosfere e luoghi che avevo immaginato, e ne ho scoperti altri. Poi le ragioni del radicamento sono cresciute, sommando quelle professionali a quelle affettive: qui è nato mio figlio, e qui è cresciuta l'altra mia "creatura", VIEW Conference. Insomma, la città ha ricambiato il mio affetto.

- Cosa vorrebbe avesse Torino della sua città d'origine e, viceversa, cosa la sua città d'origine dovrebbe avere di Torino?
Beh, essendo cresciuta in California la prima risposta, non seria, è che vorrei che Torino avesse il mare… ma più seriamente mi piacerebbe che Torino avesse una maggiore 'facilità di vita', anche attraverso un investimento ancora maggiore nelle tecnologie della vita urbana e della sostenibilità ambientale. Che fosse più smart, insomma. E poi mi piacerebbe molto che ci fossero più spazi e luoghi di vita pubblica dedicati ai bambini, come i musei per bambini che si trovano in molte città americane ed europee. In compenso sarebbe bello che ci fosse a Los Angeles anche solo una frazione del ricchissimo patrimonio culturale che abbiamo qui: ma è più o meno impossibile come il mare a Torino. Anche se, seriamente, un potenziamento dell'uso ricreativo delle sponde del Po non sarebbe male; un tempo c'erano spiagge e bagni fluviali, e molte città, ad esempio Parigi, stanno investendo proprio su questi temi.

- Una cosa che non avrebbe mai detto di Torino e che l'ha invece piacevolmente sorpresa, vivendoci; e invece la conferma, positiva o negativa, di un'idea che aveva già della città.
Direi che mi ha piacevolmente sorpresa la geografia naturale della città. L'abbraccio delle Alpi, il fiume, la collina. In parte erano già una componente della immagine culturale della città che avevo costruito attraverso le letture, soprattutto il Po, ma certo sperimentarle dal vero e farle diventare parte integrante della mia vita quotidiana è stato molto bello. La conferma, positiva, ha invece riguardato il patrimonio culturale. Mi aspettavo di trovare una città colta, ricca di tradizioni, e in effetti l'esplorazione del mondo museale, e del centro storico, mi ha confermato in questa immagine. Forse sarebbe stato diverso se fossi arrivata prima, nella città al culmine della sua parabola industriale, con le sue durezze e i suoi conflitti.

- Il posto in cui ha iniziato a capire Torino, da consigliare anche a chi visita la città.
Due luoghi per me particolarmente suggestivi sono le sponde del grande fiume e il Museo del Cinema alla Mole Antonelliana. Il primo è, come ho già detto, idealmente all'incrocio tra la bellezza del paesaggio - sia naturale, sia plasmato dalla creatività umana - e la memoria letteraria. Percorrendo quelle rive mi sembra anche di ripercorrere i pensieri che quei luoghi hanno suscitato in generazioni di intellettuali, da Rousseau a Pavese. E il Museo del Cinema è un bellissimo percorso in quella che per me è la forma d'arte che ho più studiato e praticato, e al tempo stesso un modo per rivivere la storia della città e del suo spirito creativo e innovativo.

- Tre cose da cui Torino può ripartire dopo la crisi di questi anni e dopo la pandemia
La creatività: promozione dell'innovazione, che sfrutti il patrimonio intellettuale della città, con gli splendidi esempi del passato in campi quali il design, il cinema e l'automotive, estendendoli a settori come le smart cities e la sostenibilità.
La cultura e il paesaggio: la città ha ricchezze straordinarie ancora poco sfruttate, che potrebbero essere uno straordinario volano di sviluppo. In fondo, nel lungo periodo, con l'evoluzione della connettività e il lavoro a distanza, le persone sceglieranno dove vivere sulla base della qualità della vita che le città offrono. Torino può essere un luogo attrattivo se riscopre il rapporto con le sue ricchezze naturali e culturali e lo mette al centro della sua identità
I sapori. Torino, come cuore del Piemonte, è un serbatoio unico al mondo di sapori e arte della cucina. Assieme all'arte e al paesaggio possono costituire una base di attrazione turistica, ma anche di piccole, efficienti imprese che sfruttino piccole produzioni ma di eccellenza
Tutte e tre le idee andrebbero sostenute con una spinta ad accoppiare la valorizzazione del territorio con la internazionalizzazione della platea dei consumatori. Prodotti locali per il mondo.


Commenti