Incontri da non perdere, al Festival del Classico

Libertà e Schiavitù è il tema del Festival del Classico, a Torino dal 2 al 5 dicembre 2021, al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9, e in diverse altre sedi sparse per la città. Alla sua quarta edizione, la manifestazione, che usa il pensiero degli antichi per analizzare i fenomeni del presente, offrirà oltre 40 incontri "tra lezioni magistrali, letture, dialoghi, dispute dialettiche e seminari, per riflettere su antiche e nuove disuguaglianze, per mettere a confronto le libertà degli antichi e dei moderni, per dare voce ai classici" anticipa il comunicato stampa. Consideriamo la schiavitù una realtà del mondo antico, quando gli sconfitti diventavano schiavi dei vincitori, quando i padroni avevano potere di vita e di morte sui propri schiavi, avendo il potere di venderli al miglior offerente o di regalare loro la libertà. "La schiavitù nel mondo occidentale è sempre esistita? È ancora presente, al giorno d'oggi, sotto nuove forme? Qual è il risultato della globalizz

TorineSÌ per scelta: Giuseppe Falcone, se Torino ritrovasse le atmosfere dei Murazzi

Giuseppe Falcone, nato a Termoli (CB), 32 anni, diplomato all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, artista e performer



Sono arrivati a Torino per scelte sentimentali, familiari, professionali o magari perché un giorno ci sono passati, se ne sono innamorati e hanno fatto di tutto per non andare via. Il loro sguardo racconta aspetti della città che chi è nato e vissuto qui non vede, magari per abitudine, e offre muovi stimoli e nuovi suggerimenti (vedrete, mano a mano, diversi fili conduttori, nelle loro parole). Sono i TorineSÌ per scelta, quelli che hanno lasciato le loro zone comfort per aprire una nuova pagina di vita in città.
E grazie a tutti loro per il tempo, lo sguardo, le idee sulla Torino che vedono e quella che potrebbe essere.


- Quando e perché ha scelto Torino? La prima immagine e la prima impressione della città, all'arrivo.
Sono arrivato a Torino nel settembre del 2012 dopo una relazione finita male a Firenze (dove ho vissuto per 3 anni) ma credo che il mio amore per la città sia scoccato a fine dicembre del 2004, in gita scolastica alle superiori. Ho pochi ricordi di quel viaggio, ma due immagini sono perfettamente vivide nella memoria: Palazzo Carignano e via Garibaldi.
Quando sono arrivato davanti alla facciata di palazzo Carignano credo di essere rimasto senza parole. La sua maestosità, le sue curve così solide e seducenti. Stava lì immobile come un uomo corpulento, seduto, che si prepara a fare un enorme e perpetuo sospiro.
Via Garibaldi invece è stato un viaggio mai finito. Ricordo che c'erano le luminarie, le famose Luci d'Artista, all'epoca non lo sapevo, vedevo solo questo soffitto fatto di parole, era l'opera di Luigi Mainolfi Luì e l'arte di andare nel bosco. Eravamo in 'libera uscita' per una mezz'ora o poco più; abbiamo iniziato a percorrere la via illuminata, ricordo che c'era una fiumana di gente, vetrine abbaglianti e un punto di fuga che non si riusciva mai a scorgere. Io e i miei compagni eravamo eccitati e increduli, e col naso all'insù continuavamo a leggere questa storia su di noi. Purtroppo quella volta non siamo riusciti a leggere tutta la storia. L'orologio ci stava ricordando che la libera uscita stava per finire. Fortunatamente adesso posso leggerla tutta e rileggerla.
La prima impressione che ricordo di Torino al mio arrivo nel 2014 credo che non sia stato molto diversa da quella di 8 anni prima: spazio infinito e punti di fuga introvabili.

- Una cosa che non avrebbe mai detto di Torino e che l'ha invece piacevolmente sorpresa, vivendoci; e invece la conferma, positiva o negativa, di un'idea che aveva già della città
La cosa che mi ha colpito di Torino è che nonostante sia una città estesa, una città industriale (quindi nell'immaginario una città industriale è caotica, è disordinata) mi sono subito reso conto che Torino è una città a portata di mano, a grandezza d'uomo. Quello che può sembrare caotico in realtà è una città in fermento, che pulsa, che sicura di sé guarda al futuro.
"Torino è grigia" mi dicevano. "Torino è deprimente". "Non c'è niente di più sbagliato" dico io… ora lo so. Torino effettivamente spesso è grigia, ci sono settimane in cui il sole diventa quasi un ricordo. Ma io penso che Torino abbia una luce intrinseca che anche nel giorno più grigio dell'anno riesce a restituire. I suoi palazzi sotto la pioggia sono di una bellezza straordinaria. Il suo verde nei giorni soleggiati è di un brillante unico.

- Cosa vorrebbe avesse Torino della sua città d'origine e, viceversa, cosa la sua città d'origine dovrebbe avere di Torino
Sono cresciuto a Sant'Elia a Pianisi, un paesino di 1300 anime in provincia di Campobasso (sì, il Molise esiste!) quindi fare un paragone tra le due realtà è davvero difficile ma se potessi portare qui un aspetto del mio paesino e delle 1300 anime porterei credo che porterei la semplicità che sta nelle cose più piccole. La cura nei dettagli e la consapevolezza del proprio territorio.
A Sant'Elia a Pianisi vorrei portare il Po, adoro i fiumi, adoro le città che sorgono sui fiumi. Mi prendo il Po… e il Nebbiolo.

- Il posto in cui ha iniziato a capire Torino, da consigliare anche a chi visita la città
Credo che l'anima di Torino si ritrovi in molte cose: nel rumore stridulo delle rotaie quando passano i tram, nelle enormi piazze che si aprono all'improvviso, nei viali alberati, nelle viuzze strette del Quadrilatero Romano, tra i banchi del Balôn. Un posto in cui ho iniziato a capire Torino è un posto che purtroppo ora non c'è più, non come luogo fisico ovviamente ma come atmosfera, idea, evento sociale sono i Murazzi. Non sono mai stato molto appassionato ai luoghi molto affollati o ai locali rumorosi, la prima volta che ho visto i Murazzi sono rimasto allibito quasi spaventato... Tutta quella gente in così pochi metri. Mi è bastato, come si suol dire, buttarmi nella mischia per capire. Persone di qualsiasi genere, età, etnia, orientamento sessuale o estrazione sociale erano, in quei pochi metri, una cosa sola... pura vita e nulla più. Odio ancora i posti affollati e i locali rumorosi o le serate in discoteca ma i Murazzi posso dire con un po' di malinconia di averli amati per troppo poco tempo. Chissà magari un giorno...

- Tre cose da cui Torino può ripartire dopo la crisi di questi anni e dopo la pandemia
I trasporti. Torino ha un problema con i trasporti. Si affida a una compagnia di trasporti urbani e extraurbani che non è capace di gestire la città che sta servendo; quasi 10 anni che vivo qui e mai una volta che ho preso un aereo da Torino Caselle; le strade che si allagano alla prima bomba d'acqua. Una sola linea metro? Davvero? Dove parcheggio? Incrementare le piste ciclabili, abbiamo una città splendida che secondo me va vista e vissuta percorrendola perché tra palazzoni anonimi si scorge d'improvviso una palazzo liberty con tutte le sue seducenti sinuosità. Torino va vista anche da dietro i finestrini di un tram… ma se il tram è in orario meglio!
Cura degli spazi urbani. Io penso che Torino sia una città abbastanza ordinata e devo dire anche pulita nonostante sia così piena di cose e persone. Solo che ha sempre questa velatura di decadente, di mancata cura. I famosi dettagli! Sembra rivestita di una patina opaca, che io in realtà trovo affascinante tanto da dedicarci un'opera, Sporca Torino (annotatevi il nome del progetto, ne parleremo in autunno! NdRsTO), che le dà un aspetto di trascuratezza. Avere molti spazi verdi è una risorsa preziosa ma hanno bisogna di molta cura. Nei dintorni di Torino ci sono palazzi stupendi, memori di tanto sfarzo e ricchezza che stanno letteralmente cadendo a pezzi. Alcuni hanno fatto già la triste fine, alcuni ormai irrecuperabili, ma altri sono ancora delle bellezze uniche e non voglio credere che non ci sia un'alternativa concreta alla risposta "eh, ma non ci sono soldi".
Incremento del turismo. Dico solo, da artista, amante dell'arte, del verde, del buon cibo e del buon vino, con le potenzialità di Torino e del Piemonte in generale, si può fare decisamente di più per incentivare il turismo.


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