Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

Alla Sacra di San Michele, un millennio di architettura, paesaggio, bellezza

Vedo la Sacra di San Michele dal mio balcone ed è quasi un segnale di quanto sia promettente la giornata, da un punto di vista meteorologico; dalla mia prospettiva, appare chiaramente il suo ruolo di sentinella, tra la Valle di Susa e la Pianura Padana e in qualche modo la amo di più. Volevo salire a visitarla da molto tempo e volevo farlo con Somewhere Tours & Events perché amo il suo modo di descrivere il territorio e di trovare sempre chiavi di lettura originali, che invitano a orizzonti meno tradizionali. L'occasione c'è stata la scorsa settimana ed è valsa la pena, come sempre (Somewhere sale alla Sacra la domenica alle ore 9, con partenza da piazza Solferino, davanti al Teatro Alfieri e con apposito bus e guida in accompagnamento sin da Torino; calendario e informazioni per le prenotazioni su www.somewhere.it).

Sacra di San Michele Sacra di San Michele

La visita alla Sacra non è solo la visita vera e propria all'abbazia e al suo intorno, ma è anche il viaggio. Quando si lascia Torino e iniziano ad avvicinarsi le Alpi, quando si arriva ai suoi piedi, quando da Avigliana inizia la salita e la sua architettura inizia ad apparire e scomparire tra le fronde degli alberi. Si pensano tante cose, soprattutto si pensa alla fatica che dev'essere stato portare i materiali per la sua costruzione fin lassù, nel punto più alto e impervio del monte Pirchiriano, all'alba del Mille."La Fede fa fare anche l'impossibile" mi ha detto la guida Antonella, preziosa e gentile, mentre commentavamo cosa dev'essere stato costruirla. Ed è una delle frasi da non dimenticare, durante la visita. L'avvicinamento alla Sacra, dicevo, è una delle cose più belle, anche negli ultimi 800 metri, a piedi. L'attesa, si sa, rende sempre speciali gli incontri.

Sacra di San Michele Sacra di San Michele

E una volta arrivati lassù, accade subito la magia: l'architettura, la roccia e il paesaggio che diventano un tutt'uno e si parlano da almeno un millennio. La Sacra ha un aspetto severo e rigoroso, la forza della pietra la rende possente come nessuna; è stata costruita nel passaggio dal romanico al gotico, avendo la solidità del primo e lo slancio del secondo; gli archi rampanti aggiunti nell'Ottocento, sono anche una nota di colore (tendono al verde) e raccontano, anche loro, della forza e del tempo. Una delle leggende intorno alla Sacra di San Michele è la "fatica" per raggiungere la chiesa: ci sono oltre 140 gradini, sui quali mi era stato raccontato di tutto ed ero anche un po' preoccupata (non avrei dovuto: dopo aver fatto i 480 della cupola del Duomo di Firenze più o meno indenne, niente mi può spaventare).

Sacra di San Michele Sacra di San Michele

In realtà le scale quasi non si sentono (e lo dice una che ha lasciato palestra e dintorni insieme al liceo); quelle "faticose" sono le tre rampe che portano alla Porta dello Zodiaco, ma si sviluppano in un intorno di grande bellezza: un ambiente a tutt'altezza di impronta gotica, in cui si fondono la roccia e l'architettura ed è quasi difficile riconoscere l'una e l'altra; quando si è ai piedi dell'ultima rampa, la più ripida, appare la luce della Porta, in una metafora evidente della Salvezza attraverso la Fede. E, una volta arrivati al termine di questa scalinata, di nuovo la bellezza dell'intorno: architettura, paesaggio e storia che parlano con una sola voce.

Sacra di San Michele Sacra di San Michele

La chiesa non delude le aspettative. Il suo interno ha tantissimi elementi gotici, ma colpisce soprattutto la sua spoglia bellezza. Sembra un less is more, meno è di più, applicato nel Mille: non ci sono marmi né materiali preziosi, solo l'umiltà del laterizio, la severità della pietra e la luce filtrata dalle vetrate. Anche le tombe dei Savoia si adattano alla severità del luogo: nessuna statua sui loro sarcofagi, fatti di semplice pietra (e sì che ci sono Savoia importanti nella storia del casato, da Margherita di Valois, moglie del duca Emanuele Filiberto, a Maurizio di Savoia, il fondatore di Villa della Regina, a suo nipote, il piccolo Francesco Giacinto, nel cui nome sua madre Cristina regnò come prima Madama Reale, fino al principe Emanuele Filiberto, primo esponente di spicco dei Savoia-Carignano e committente di Palazzo Carignano). Alla base di una delle colonne, una targhetta avverte che lì c'è la punta più alta del Monte Pirchiriano, tutto il resto, è implicito, è opera dell'uomo. La Fede parla senza gesti eclatanti: è la nostra guida Antonella a sottolineare la lotta tra Bene e Male nei capitelli della Porta dello Zodiaco o il gocciolatoio con la forma mostruosa di un Diavolo beffardo, come da tradizione gotica, che però, nota lei, rimane fuori dalla chiesa; il Male lotta contro il Bene, ma non riesce a entrare in chiesa, tempio della Fede. Così la Sacra parla non solo ai cristiani e ai credenti, ma a chiunque si interroghi sulla spiritualità.

Sacra di San Michele Sacra di San Michele

Al termine della visita alla chiesa, si passa a una terrazza affacciata sulla Valle di Susa, davanti alle Alpi; poco più in basso, i resti del Nuovo Monastero, dove i monaci benedettini che guidavano l'Abbazia, avrebbero voluto ospitare i nuovi frati; tra loro c'è la torre da cui la bella Alda diede prova di fede e vanità, salvandosi prima e perdendosi poi: la leggenda vuole che, per sfuggire ad alcuni soldati, si lanciasse giù dalla torre, affidandosi alla fede in Dio, e per questo fu salvata dagli angeli, ma quando volle ripetere il gesto, per mostrare ai compaesani come era andata, si schiantò al suolo, per vanità.

Sacra di San Michele Sacra di San Michele

Ed è quando ci si trova qui in basso, tra le rovine del Nuovo Monastero, che guardando in alto, verso l'Abbazia, si pensa che qui sono passati proprio tutti, soldati e pellegrini. Punto di ristoro per la varia umanità che ha attraversato la Valle per un millennio, luogo di pace e di guerra, è sopravvissuta a tutto, continuando a trasmettere il suo messaggio profondo di fiducia, amore, fede. Quando si crede in qualcosa, si può fare tutto, anche l'impossibile, forse l'insegnamento più bello che la Sacra trasmette dal monte Pirchiriano, vista da mezzo Piemonte.


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