Vendemmia a Torino e Portici Divini: un autunno di eventi, tour e degustazioni con il vino

Vendemmia a Torino - Grapes in Town e Portici Divini ripetono la loro collaborazione anche nel 2021 e dal 22 ottobre al 7 novembre offrono a Torino un calendario di eventi con il vino e la sua cultura come protagonisti, online e in presenza. Vendemmia a Torino - Grapes in Town propone dirette in streaming, webinar e conversazioni dal suo nuovo sito, www.grapesintown.it , sull'app Grapes in Town (disponibile gratuitamente su Google Play e Apple Store) e sui suoi canali social. In presenza, ci sono la masterclass condotta da Lamberto Vallarino Gancia, wine expert, a Villa Sassi, le visite in cantina in occasione di Cantine Aperte in Vendemmia, la masterclass di fotografia della vigna urbana di Alba, la W ine Tasting Experience: turismo e sostenibilità a Villa Balbiano, a Chieri, e la masterclass delle Wine Angels. Belle anche le visite organizzate con Somewhere Tour &Events e con Promotur Viaggi, le trovate tutte, con tutte le info di costi e per le prenotazioni, sul sito di

Giovanni Antonio Porcheddu, il sardo che divenne a Torino re del cemento armato

Tempo fa, al MAN di Nuoro, c'è stata una bella mostra, Il regno segreto. Sardegna-Piemonte: una visione post-coloniale, che sottolineava i profondi rapporti culturali instaurati tra il Piemonte e la Sardegna, uniti sotto la stessa Corona; in questo continuo scambio, di cui né in Piemonte né in Sardegna siamo mai stati davvero consapevoli, perché poche volte è stato analizzato e raccontato (eppure tanta architettura sarda ricorda Torino e tanti cognomi sardi, compreso il mio, accompagnano le ultime generazioni torinesi), c'è la figura di Giovanni Antonio Porcheddu, il "re del ceento armato". Mi aveva incuriosita all'epoca della mostra, ma è stato dopo la visita a Ivrea del 2 ottobre, che ho deciso di dedicargli un articolo. Non solo il calcolo strutturale dello stabilimento della FIAT del Lingotto, ma anche la "fabbrica di mattoni rossi", primo, avveniristico stabilimento dell'Olivetti, porta la sua firma, essendo stata realizzata in cemento armato e poi "tamponata" con i mattoni rossi, secondo un procedimento per l'epoca nuovissimo e nelle mani dell'ingegnere sardo, in esclusiva per tutta l'Italia.

Giovnni Antonio Porcheddu
Giovanni Antonio Porcheddu

La storia di Giovanni Antonio Porcheddu merita di essere raccontata perché è una storia di passione, volontà, superamento, una storia di ascesa sociale attraverso lo studio e lo sforzo, che ha nell'emigrazione e in Torino, città delle occasioni, il suo centro. E chissà quante sono le storie dell'immigrazione che hanno seguito e seguono lo stesso schema, continuando a cambiare il volto della città. Porcheddu nacque nel 1860 in condizioni umilissime a Ittiri, nel Sassarese; nei primi anni di vita perse entrambi i genitori e fu affidato agli zii. Poteva essere una sfortunata storia di paese come tante, ma Giovanni Antonio non era come tanti: giovanissimo si trasferì a Sassari, dove si mantenne agli studi grazie alle borse di studio e lavorando come operaio; diplomatosi alla scuola tecnica superiore, grazie a un ulteriore borsa di studio e all'aiuto degli zii, decisi a dare un'opportunità al giovanissimo nipote di talento, frequentò a Pisa i primi due anni di ingegneria, quindi arrivò a Torino, per laurearsi nel 1890 nella Regia Scuola di Applicazioni per Ingegneri, il futuro Politecnico, in Ingegneria Civile. Sempre a Torino, si diplomò nel corso superiore di elettrotecnica (!891) e in ingegneria industriale (1892).

Doveva essere un uomo di grande curiosità, in questi anni si mosse tra la natia Sardegna e il Piemonte, lavorando da una parte nelle miniere della sua isola (nel 1892, una terza laurea, in ingegneria mineraria) e dall'altra stdiando per migliorare continuamente le sue conoscenze e le sue opportunità. Ma alla fine si stabilì a Torino, complice forse anche il matrimonio con Amalia Dainesi. A Torino aprì anche il suo studio di ingegneria, nel 1895, e qui iniziò a mostrare il suo interesse per le novità. Nel 1892, giovanissimo, scopre il cemento armato con il Sistéme Hennebique, un sistema che disponeva profilati in ferro all'interno del cemento, sostenuti da staffe e sistemati in base alle forze a cui dovevano resistere. In poco tempo ottiene l'uso esclusivo del brevetto in Italia, grazie alla stima di François Hennebique. Per il giovane ingegnere sardo si aprirono così le porte della gloria.

Nella sola Torino firmò lo Stadium, la più grande struttura sportiva costruita fino ad allora in Italia, e lo stabilimento della FIAT Lingotto, il primo a importare il metodo fordista di produzione in Italia (suoi furono i calcoli strutturali, mentre di Giacomo Matté-Trucco il progetto architettonico). Ma davanti a un simile potenziale del cemento armato, la sola Torino andava stretta all'ingegnere Porcheddu; in poco tempo, scrive L'unione sarda, che come tanti giornali dell'isola dedica di tanto in tanto articoli al celebre conterraneo, "dispone di dipendenze a Milano, Genova e Roma, ha una propria ferriera a Genova per produrre barre di armatura e ha ottenuto autonomia di calcolo e di progetto rispetto alla casa madre. La sede torinese è dotata anche di un laboratorio per le prove di carico".

Tra i suoi interventi più celebri, il campanile di San Marco a Venezia, che ricostruì nel 1910, i silos granari del porto di Genova, costruiti nel 1899, il Ponte del Risorgimento di Roma, forse la sua costruzione con il maggior numero di aneddoti, per essere una vera e propria audacia per quell'epoca (1910). Lungo oltre 100 metri, largo 21 e a campata unica, continua a essere uno dei ponti più belli della Città Eterna e per qualche tempo è stato considerato il più lungo del mondo a campata unica. Fu costruito per i 50 anni dell'Unità d'Italia e celebre è l'aneddoto della sua inaugurazione, che testimonia anche tutta la perplessità che il cemento armato non aveva ancora superato: viste le diffidenze e le paure, Porcheddu si sistemò con due dei suoi sette figli su una barca nel Tevere, sotto il ponte, per assistere allo smantellamento delle impalcature e dimostrare la sua completa fiducia. E quello stesso giorno, una volta che fu dimostrato che il ponte stava in piedi, nonostante la luce ardita, ci fu l'incontro con re Vittorio Emanuele III, che volle scherzare con l'ingegnere ammettendo che si trattava dell'incontro tra due re, il Re d'Italia e il "re del cemento armato". Di lì la definizione con cui l'ingegnere sardo è entrato nella storia.

Su www.tottusinpari.it trovate i dettagli delle opere più celebri firmate dall'ingegnere con il suo cemento armato (molto bella e molto chiara la spiegazione della ricostruzione del campanile di San Marco, all'apparenza con le stesse caratteristiche che aveva il campanile originario, all'interno rafforzato dalle tecniche del cemento armato).

Nel 1912, Porcheddu fu nominato Cavaliere del Lavoro. Nel 1937, morì a Torino, la città che gli aveva dato l'opportunità di riscattare la sua infanzia di bambino povero e di sviluppare il suo talento e la sua enorme determinazione.


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